Il deserto in aeroporto

La Prealpina - 03/03/2020

È vero, Malpensa è un aeroporto che ha saputo superare tempeste violente, prima fra tutte il de-hubbing di Alitalia, ma è altrettanto sotto gli occhi di tutti che quello che sta accadendo in brughiera, con lo stop ai voli da parte di una ventina di compagnie aeree, desta non poche preoccupazioni. A lanciare l’allarme è l’”ecosistema” aeroporto. In gioco ci sono migliaia di posti di lavoro. E, per assurdo, la situazione dei dipendenti delle compagnie aeree passa quasi in secondo piano rispetto ai rischi che stanno correndo i lavoratori dell’indotto, dentro e fuori lo scalo: dall’handling ai bar, dalla ristorazione al catering per le compagnie, dalle guardie di sicurezza ai tassisti. Un mondo, che ora non ha più certezze. «Qui rischiamo un bagno di sangue – commenta a caldo Giuseppe Greco, segretario territoriale Uil Trasporti – Noi abbiamo una grave preoccupazione per la sostenibilità economica e lavorativa di queste persone». Una preoccupazione che ha, purtroppo, delle solide fondamenta nei numeri di questi giorni. Facendo un confronto tra le giornate del 2 marzo 2019 e 2 marzo 2020, il calo dei passeggeri è quantificabile nel 55%; nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il 28 marzo ci saranno 1570 voli cancellati. Già oggi si contano 180mila passeggeri in meno. «La situazione è molto critica – sottolinea anche Gaetano Cannisi, della Cisl trasporti – Le prime ripercussioni si avranno sull’handling. Sicuramente Airport Handling non terrà fermi 1900 dipendenti per due mesi. Ma penso anche al catering e al cargo, che già non aveva iniziato bene l’anno». C’è una unica soluzione possibile che Cgil, Cisl e Uil chiedono in maniera unitaria al governo: gli ammortizzatori sociali. « Di fronte a questi numeri – sottolinea Luigi Liguori di Cgil Trasporti – che si aggiungono anche al disastro Air Italy, avremo ripercussioni pesanti. Noi chiediamo che il governo garantisca un intervento straordinario anche sul fronte aeroportuale. Servono ammortizzatori sociali straordinari almeno per tre mesi. Altrimenti raccoglieremo con il cucchiaino ciò che rimarrà». Il tutto senza dimenticare il settore dei servizi e del commercio, colpito al cuore in questi giorni di aeroporto svuotato. Il prezzo più alto lo pagano i dipendenti di bar e ristoranti, circa 600 in tutto. Fino ad oggi le aziende hanno utilizzato ferie e permessi ma già in giornata ci saranno i primi incontri con i rappresentanti sindacali per capire come muoversi. «La situazione è molto difficile – spiega Livio Muratore (Cgil). Anche in questo settore servono ammortizzatori sociali per poter affrontare i prossimi mesi»