Il “Chiara” a Marta Morazzoni

La Prealpina - 28/10/2019

Nemo propheta in patria… ma questo non vale per il Premio Chiara. La gallaratese Marta Morazzoni s’è infatti aggiudicata la trentunesima edizione con “Il dono di Arianna”, Guanda Editore, che rivisita con finezza di penna e originalità inventiva i miti greci. Hanno vinto i classici, insomma e per la prima volta ha vinto anche una scrittrice “di casa”.

Appuntamento da ricordare, quello che s’è svolto ieri pomeriggio alla Sala Napoleonica delle Ville Ponti, per almeno altri due motivi. Il primo è che l’universo femminile ha fatto man bassa di riconoscimenti: ben quattro su cinque. Il secondo è che mai un traguardo del “Chiara” è stato così conteso: tagliata fuori dai giochi fin dalla prima tranche di voti della giuria popolare (lo spoglio, al solito, è avvenuto in diretta) Laura Morante col suo “Brividi immorali”, edizioni La nave di Teseo (ma l’attrice, al suo primo libro, ha comunque raccolto 31 voti, che non sono pochi), la contesa ha visto di fronte sino alle ultimissime schede la stessa Morazzoni e Beatrice Masini con “Più grande la paura” (Marsilio). Alla fine, solo tre voti le hanno divise: 58 a 55. Il Premio Chiara si conferma anche così un appuntamento di altissimo livello letterario; lo hanno sottolineato non solo gli Amici di Piero Chiara con Romano Oldrini e Bambi Bianchi Lazzati, ma anche tutti coloro che sono intervenuti a vario titolo nelle premiazioni, a cominciare dal presidente della giuria tecnica dei “Giovani”, Giuseppe Battarino.

La vincitrice arricchisce così il suo brillante palmares (un Campiello, un Sezione Campiello e un Campiello alla Carriera solo per citare tre premi), ma ricordiamo che la seconda arrivata non è da meno (basti ricordare il Premio Andersen, il più importante al mondo nella letteratura per ragazzi, da lei vinto più volte) e che la stessa Morante, la più nota delle tre finaliste in quanto attrice cinematografica di primissimo piano, ha centrato la finale alla sua prima prova come scrittrice.

Tre donne di grande spessore umano e culturale, come il giornalista Vittorio Colombo ha saputo far emergere attraverso le interviste che hanno aperto l’incontro. Un motivo in più per non credere a chi parla di “stanchezza” a proposito del Premio, di sponsor non sempre disponibili (ma che alla fine arrivano), della necessità di un rinnovamento. Al contrario, pochi riconoscimenti letterari sono riusciti in Italia a rinnovarsi di anno in anno come ha fatto il “Chiara”. Semmai, qualcuno avanza l’ipotesi di un “eccesso di premi in troppe categorie”. Posizione che andrà magari valutata, ma che segnala comunque l’ottimo stato di salute della manifestazione nel suo complesso, Premio Chiara e Festival del Racconto. Quest’ultimo, pur dovendo dibattersi fra le note ristrettezze economiche, ha aumentato del 15% il numero degli appuntamenti rispetto a un anno fa. A proposito: il calendario non è finito qui, ma prosegue con altro otto incontri culturali, compresi fra il 7 e il 24 novembre.