Il centrodestra si scopre compatto. Tranne il sindaco Antonelli

Tutti esultano nel centrodestra. Ma, soprattutto, tutti guardano oltre l’esito stretto del voto, invocando compattezza. L’unica voce (anche se in realtà sta in silenzio) fuori dal coro degli hurrà è quella di Emanuele Antonelli, sindaco di Busto Arsizio. Già, perché il primo cittadino – da tempo senza tessere di partito dopo aver guidato per anni il PdL – ha votato sì. «Ma non fatemi commentare, perché ho solo fatto una scelta da cittadino», tronca secco la domanda, facendo capire che non può essere il Referendum a intaccare la solidità ritrovata della sua maggioranza. Tant’è che nelle scorse settimane ha sempre tenuto il profilo basso, non ha partecipato a incontri elettorali, al massimo ha confidato a chi glielo chiedeva di ritenere comunque il cambiamento «qualcosa di meglio piuttosto che lasciare le cose come stanno». Niente di partitico, insomma, solo un parere personale che ha difeso sino all’urna, senza farne una bandiera.

Quella di ieri, comunque, nella coalizione provinciale è stata una giornata in cui la soddisfazione per la vittoria del no ha lasciato presto spazio alla riflessione. Dopo la quale Lara Comi, coordinatrice di Forza Italia, offre due considerazioni: «La prima, la più importante, è che l’alta affluenza a questo referendum ha rappresentato un calcio all’anti-politica con cui ci siamo misurati negli ultimi anni, quindi rappresenta un segnale di fiducia al dibattito democratico che non dobbiamo tradire. La seconda analisi è che il popolo ci chiede di combattere contro un parlamento dei nominati, quindi il lavoro di preparazione della nuova legge elettorale dovrà andare in questa direzione».

Sul fronte leghista, invece, Matteo Bianchi esalta il no varesino «ben al di sopra della media regionale». Un dato che dimostra, secondo lui, «la rivincita dell’economia reale , quella incazzata e che vuol tornare ad essere protagonista in un territorio martoriato dalle politiche nazionali. L’arroganza della globalizzazione senza controllo, della finanza speculatrice e dei loro emissari tali o presunti al governo, ha creato un sussulto nel mondo produttivo delle piccole e medie imprese». L’obiettivo, a questo punto, è ascoltare il segnale: «Il messaggio è arrivato ai leader del centrodestra, visto che il mondo grillino qui non ha il radicamento esistente altrove», prosegue. «Dobbiamo allora essere responsabili verso gli elettori del Varesotto che ci hanno chiamati in massa affinché si costituisca quel blocco conservatore, autonomista e liberale che serve al territorio. In provincia siamo sulla buona strada, ora si deve continuare a migliorare lasciando da parte tatticismi e divergenze».

E allora ecco l’appello di Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale e coordinatore di Ncd-Varese Popolare: «Ora le forze politiche responsabili comincino a parlarsi», afferma. A suo parere l’errore sarebbe dare una lettura solo politica ai dati, «fatto comprensibile ma che aprirebbe a derive pericolose». Invece «in questo momento come non mai nella testa di tutti coloro che hanno responsabilità politica devono prevalere il buon senso, la ragione e la concordia». E Cattaneo conclude: «Anziché far prevalere la logica dello scontro tra fazioni contrapposte, bisogna ricominciare a ragionare insieme. Ad esempio per arrivare a una nuova legge elettorale costruita assieme».