Il carcere diventa tela grazie all’arte di Ravo

I muri perimetrali del carcere dei Miogni potrebbero trasformarsi presto in veri e propri pezzi d’autore: le superfici grigie e scrostate diventeranno tele immacolate dove, se tutto va come deve, troveranno posto due opere di Caravaggio, come il “Martirio di San Matteo”, la “Buona novella” oppure “I musici” o “Il suonatore di liuto”. A realizzarle sarà l’artista varesino Andrea Ravo Mattoni, che nell’ambito dello stesso progetto tornerà a dipingere anche all’interno del Palazzo di Giustizia cittadino. Insomma, dopo aver conquistato mezza Europa, il talento varesino torna alle latitudini di casa. Quattro sue nuove opere arriveranno in città entro Natale: due all’interno del Tribunale, due sui muri esterni della casa circondariale di via Felicita Morandi. Per portare a termine l’iniziativa Palazzo Estense è a caccia di possibili sponsor, pubblici o privati, che intendano contribuire. A Varese l’opera più conosciuta di Ravo si trova sotto il cavalcavia di viale Belforte, dove dall’aprile del 2016 campeggia una riproduzione extra large della “Cattura di Cristo”, sempre di Caravaggio.

Ora, per quanto riguarda i muri del carcere, le ipotesi sul tavolo sono state divise in tre coppie: la prima racchiude particolari della “Vocazione di San Matteo” e del “Martirio di San Matteo”; la seconda ritagli tratti dalla “Buona Novella”, sempre di Caravaggio, e dal “Rinnegamento di Pietro” di Bartolomeo Manfredi, pittore lombardo del 1600 e uno dei massimi esponenti del caravaggismo europeo; la terza, infine, particolari de “I musici” e de “Il suonatore di liuto”. Per quanto riguarda il Tribunale di Varese, invece, dove Ravo ha già dipinto nei mesi scorsi il ritratto di Artemisia Gentileschi, il progetto prevede la realizzazione di due muri a volta sulla scala principale, di cui il primo rappresenta “Allegoria di pace e giustizia” di Corrado Giaquinto, mentre il secondo “La giustizia e la vendetta divina perseguono il crimine” di Pierre-Paul Prud’Hon. «Avremo l’occasione – ha commentato il sindaco Davide Galimberti – per rendere la nostra città sempre più capitale dell’arte. Dopo le mostre di Guttuso e Scully vogliamo investire anche in queste nuove espressioni, capaci di attirare giovani e non solo. Per un maggiore coinvolgimento della cittadinanza, poi, stiamo pensando di far scegliere direttamente ai varesini quale coppia preferiscano per il muro del carcere».

«Affrescare il Tribunale – ha aggiunto Daniela Borgonovo, procuratore della Repubblica di Varese – è un modo efficace di avvicinare il cittadino alla Giustizia, perché la bellezza delle immagini e la cura dei luoghi rappresentano al meglio l’efficienza del servizio che cerchiamo di offrire. Anche abbellire il muro del carcere è un’idea straordinaria, perché supera la tristezza del luogo, evocando l’idea di una rinascita». L’idea ha subito riscosso apprezzamenti anche dalla direttrice del carcere, Carla Santandrea: «Credo si tratti – ha commentato – di un progetto dal forte significato. Da parte nostra vorremmo poi aggiungere degli incontri all’interno della struttura, per far meglio comprendere ai nostri ospiti il senso dell’opera. Certo, tutto è subordinato alle autorizzazioni del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, per le quali però abbiamo già iniziato le pratiche».

Se tutto andrà secondo i tempi ipotizzati, i lavori inizieranno tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre. Il contributo totale in capo ai privati – chi fosse interessato, può andare sul sito www.comune.varese.it/avvisi-di-procedura-negoziate – sarebbe di 20mila euro.