Il caos dei buoni pasto

La Prealpina - 06/02/2020

Per chi mangia fuori a casa a pranzo per motivi di lavoro, rappresentano un’ottima soluzione, ma ora i buoni pasto stanno diventando sempre più indigesti a titolari di bar, pizzerie, ristoranti e osterie. Al punto che il rischio grosso è quello della ribellione, vale a dire la mancata accettazione del ticket al momento del saldo del conto. Il motivo? L’introduzione dei buoni elettronici farà lievitare i costi, fino a renderli insostenibili. E così le ipotesi di disdetta delle convenzioni fioccano anche in provincia di Varese. «Il sistema dei buoni pasto sta diventando quasi uno strozzinaggio legalizzato per gli esercenti – commenta Giordano Ferrarese (nella foto), presidente provinciale Fipe Confcommercio e consigliere nazionale – In questo periodo in cui si dovrebbe dare una spinta ai consumi e un aiuto al commercio, non si fa altro che vessarlo con l’ennesima impennata di costi a carico dei titolari dei locali. Non bastavano le novità dello scontrino elettronico a cui far fronte. Oggi il mantenimento dei buoni pasto sta diventando veramente insostenibile». E, dati alla mano, va detto che i commercianti hanno ragioni da vendere. «Il passaggio ai buoni elettronici – spiega Ferrarese – comporta l’installazione di Pos dedicati. Ogni azienda che emette buoni pasto ha il suo Pos. Vale anche per i supermercati. Ogni Pos ha un canone mensile di 15 euro. Non basta. Ogni transazione costa 20 centesimi». E già i conti non tornano. A ciò si aggiunge il fatto che il 12,5% del valore del buono deve essere corrisposto dall’esercente all’azienda che emette il ticket. «Mi sembra evidente che la situazione è insostenibile – sottolinea ancora Ferrarese – La domanda sorge spontanea: per gli esercenti c’è un guadagno?». È chiaro che gli ostacoli per i titolari stanno diventando troppi. E infatti negli uffici di Fipe fioccano le richieste di informazioni per capire come sganciarsi dal sistema dei buoni pasto. Al momento sono 1946 gli esercenti iscritti a Fipe Varese che sono aperti all’ora di pranzo, proprio per fornire un servizio ad hoc, spesso a prezzi contenuti rispetto agli orari serali. Tra questi locali, circa il 50 per cento accetta i buoni pasto. «Io credo che, viste le telefonate ricevute – calcola Ferrarese – almeno la metà si sgancerà dal sistema e non accetterà più i ticket restaurant. L’ultimo esempio l’ho avuto ieri. mi ha chiamato una associata che che fa servizio a mezzogiorno. Ha ricevuto una proposta di contratto importante per buoni pasto elettronici, ma visti i costi ha deciso di rifiutare».