Il bucato della domenica nei corridoi dell’aeroporto

La Prealpina - 06/03/2017

Una lunga fila di calzini, magliette, maglioni, pantaloni e anche asciugamani. Tutti stesi ad asciugare nella zona di transito davanti alle saracinesche abbassate di bei negozi che di giorno invitano allo shopping. Erano stati stesi nel cuore della notte, e ieri mattina oltre ai panni il personale di servizio di Malpensa ha trovato una persona che si stava lavando nei servizi.

Questa l’alba di una domenica mattina all’aeroporto: una persona senzatetto che sistema in modo decoroso il suo guardaroba e si lava. Ma è successo in una zona di passaggio, sotto gli occhi di tutti, e i dipendenti non hanno potuto fare altro che chiamare le forze dell’ordine oltre alla sicurezza, intervenuti immediatamente. In pochi minuti biancheria intima e abbigliamento sono stati ritirati dalle balaustre di ferro che erano state usate come fossero fili del balcone di casa. La segnalazione arriva dai dipendenti che sempre più spesso negli ultimi giorni si trovano di fronte a persone che vivono nell’aeroporto. Si stima che siano circa 200 i senzatetto che hanno trovato caldo e riparo al Terminal 1, la più anziana è Emilietta, al secolo Cesira Ton che da 18 anni ormai adottata dalla comunità aeroportuale (non è chiaro sei i panni siano suoi, ma sembrerebbe di no). Il problema dei senzatetto a Malpensa non è una situazione sconosciuta e, da tempo, se ne occupa anche la Croce Rossa. Ma ieri mattina, forse, ai dipendenti quella fila di calze pantaloni e maglie in bella vista è parso troppo, pensando anche al decoro dello scalo internazionale. E così non solo hanno chiamato le forze dell’ordine ma hanno anche deciso di condividere le immagini su Facebook. «Questo è quello che troviamo al mattino»: hanno scritto indignati scatenando polemiche. «Ci sono state anche persone che hanno esagerato con l’alcol e sono diventate moleste, tanto che abbiamo dovuto chiamare l’esercito. Mentre alcuni fanno lavori abusivi, e altri rovistano anche nei bidoni dei rifiuti cercando avanzi di cibo».

Lontano dai social network la situazione assume toni più pacati, come racconta uno storico dipendente Sea che chiede di mantenere l’anonimato: «Le persone che vivono stabilmente all’aeroporto sono due, dunque io circoscriverei il caso. In particolare abbiamo quella che noi consideriamo una nonna. Emilietta si tiene bene, ha persino il suo fornelletto e alla sera si prepara la pastina che mangia vicino alla colonna, con grande dignità e riservatezza. La conosciamo tutti così come la sua storia è stata raccontata diverse volte: ovvero i suoi figli sono a Mauritius e lei li aiuta da qui». Spiega l’uomo che racconta poi per sommi capi l’altra situazione nota. «C’è un’altra donna che vive agli arrivi, che però non affronta con la stessa dignità la vita in aeroporto. Vive in scatoloni accatastati dietro a una colonna, e io che lavoro qui da molti anni non ho neppure mai visto il suo volto perché è sempre addormentata con la faccia rivolta al muro».