Il Black Friday salva il commercio

La Prealpina - 11/01/2019

Gli sconti pre natalizi, e in modo particolare il Black Friday di fine novembre, danno una spinta agli acquisti e una boccata di ossigeno al commercio. Ma non ai piccoli negozi al dettaglio. Lo certifica l’Istat, secondo cui a novembre le vendite crescono sia su base mensile, sia su base annua. Rispetto a ottobre l’aumento è dello 0,7% sia in valore sia in volume e, su base annua, è dell’1,6% in valore e dell’1,8% in volume.

Il Black Friday, in particolare, spinge le vendite di elettrodomestici, radio, tv e registratori (+11,7% su anno). Va detto però che le vendite aumentano solo per il commercio elettronico (+22,4% su anno) e la grande distribuzione (+1,8%) mentre nei piccoli negozi sono in calo dello -0,1%. L’espansione congiunturale riguarda sia i beni alimentari (+0,3% in valore e +0,2 in volume) sia, in misura più ampia, i beni non alimentari (+0,8% in valore e +1,0% in volume).

Tra i beni non alimentare, oltre agli elettrodomestici, gli aumenti maggiori riguardano calzature e articoli in cuoio e da viaggio (+4,3%) e dotazioni per informatica, telecomunicazioni, telefonia (+4,2%). Le flessioni più marcate si registrano per cartoleria, libri, giornali e riviste (-2,5%) e giochi, giocattoli, sport e campeggio (-0,8%).

«La crescita delle vendite al dettaglio in novembre è un segnale positivo che contribuisce a ridurre la probabilità di osservare, a consuntivo, un quarto trimestre 2018 con il Pil ancora in riduzione», afferma l’Ufficio studi di Confcommercio commentando i dati Istat. «Tuttavia, sono molti e coerenti gli indizi che fanno pensare a una variazione mensile indotta più da un effetto di sostituzione e anticipazione di acquisti rispetto a dicembre e gennaio piuttosto che a un fenomeno di spesa aggiuntiva». E questo «non comporta una revisione delle deboli prospettive dell’economia italiana, tanto per la fine dello scorso anno quanto per il 2019».

Insomma, freno ai facili entusiasmi, anche perchè le incertezze all’orizzonte sono ancora tante, forse troppe, per pensare che davvero si sia avviata una inversione di tendenza rispetto ai consumi. Lo dimostra, tra l’altro, il fatto che gli acquisti sono stati effettuati in periodi di promozioni e scontistica. Isomma, il risparmio è ancora la prima preoccupazione degli italiani.

Il 2019 sarà un anno positivo

La prospettiva della grande distribuzione organizzata per il 2019 è positiva, ma sul futuro pesano alcune incertezze, come il possibile aumento dell’Iva e le ipotesi di chiusure festive e domenicali. E’ questo, in sintesi, il pensiero di Giorgio Santambrogio, presidente della associazione distribuzione moderna (Adm), a margine della anticipazione dello studio di Ambrosetti sulla sicurezza alimentare che sarà presentato a Marca, la fiera della private label a Bologna. «Il 2018 è partito male, abbiamo avuto un gennaio tremebondo, con vendite per volumi e valori negativi a doppia cifra. Poi c’è stata la ripresa di consumi, a fine anno, moderatamente positiva. Io penso che, alla fine, dei primi 21 grandi retailer italiani la metà chiuderà con un segno positivo».

L’anno che deve venire dipenderà dalle aspettative dei consumatori «che speriamo non siano troppo depresse». In particolare, peserà «l’aumento dell’Iva per il 2020», e «la ipotesi di chiusure festive e domenicali, che sarebbe assolutamente anacronistica».

Intanto, nel 2017 sono stati fatti 2 milioni e 300.000 test sui prodotti alimentari e sulle superfici di lavoro nei punti vendita della grande distribuzione organizzata. I controlli fatti dalle autorità preposte sono stati 143.000, con una media di 5-6 all’anno per ciascuno dei circa 26.000 supermercati italiani. Oltre 100 le verifiche ispettive commissionata dalla Gdo ad enti terzi. Il tutto emerge da uno studio di The European House – Ambrosetti: i dati sono stati anticipati alla presentazione di Marca, la fiera dei prodotti della Gdo.