Il bancario dimezzato

La Prealpina - 19/02/2021

Un tempo lavorare in banca era un prestigio, persino un privilegio: buona posizione, avanzamento di carriera, stipendio più alto della media. Ora la
musica è cambiata, nonostante i “colletti bianchi” rappresentino una nutrita fetta di lavoratori anche in provincia di Varese, pur con tutti gli accorpamenti e la scomparsa degli storici istituti sul
territorio.

Analizzando le diverse fasi storiche, si nota quasi un dimezzamento della forza lavoro e dei presidi fisici nell’arco di trent’anni: secondo i dati di Fabi Varese, il più rappresentativo sindacato del credito, il picco si è registrato
negli anni Novanta, con circa 5.300 dipendenti in oltre 500 filiali. Passando a un altro step nel 2012, si scende subito a 3.500 addetti ma con tenuta degli sportelli, esattamente 452 sedi, quindi poche in meno, come se si percepisse ancora l’importanza della presenza fisica, alla vigilia del grande balzo digitale. Fino ad arrivare ai giorni nostri con un cambio radicale, basato sul tentativo soprattutto di contenere i costi: i dipendenti attualmente sono “appena” 2.800 divisi in 316 filiali. Insomma, la parabola è molto chiara: il settore si è quasi dimezzato.

Sembrano lontanissimi anche gli inizi del Duemila, poco prima del passaggio epocale all’euro: l’ambizione di molti giovani in cerca di occupazione, e magari diplomati o laureati in materie economiche, era quella di entrare in banca. Poi i vari passaggi e il cambio di pelle del settore gli hanno fatto perdere quell’appeal unico. Certo, in pochi decenni è
cambiato tutto: nei ricordi di molti quarantenni è persino vivo il senso di stupore di andare al bancomat con la mamma e vedere uscire i contanti, senza dover parlare con un operatore dietro il vetro.

Ora facciamo movimenti, bonifici e acquisti con una App sul cellulare. Non solo sembra superato lo sportello, ma persino la postazione fisica dove bisogna recarsi dopo qualche disagio: prendi l’auto, cerchi parcheggio,
prelevi. Tempi bruciati dalla svolta web.

Eppure anche in molti paesini si sente la mancanza di questi servizi quando, come accade sempre più spesso, dalla sera alla mattina
vengono chiuse delle filiali. Un punto di riferimento soprattutto
per gli anziani, abituati alla presenza e anche alle persone per
avere un sostegno: sul caso spesso anche i Consigli comunali provano a invertire la rotta, ma con esiti non molto felici. I gruppi a volte, dietro l’insistenza istituzionale, lasciano dei presidi bancomat, ma senza più uffici. E senza molta disponibilità a tornare indietro quando hanno deciso di
chiudere.

Spinta verso il digitale e piani industriali «Uscite in aumento»

Come mai la banca perde appeal? «Tra i tanti motivi – commenta Alessandro Frontini, coordinatore di Fabi Varese – c’è sicuramente la crisi degli anni scorsi in un settore che sconta inoltre una dirompente digitalizzazione capace di frenare le assunzioni. E anche una continua presentazione di Piani industriali orientati su uscite e chiusure di
sportelli (i più importanti in attuazione Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm). E si sommano ulteriori aggregazioni: il sistema è in una fase di profonda trasformazione». Negli anni Novanta «a Varese oltretutto erano presenti Poli di direzione e Direzioni centrali di alcuni istituti di credito – continua Frontini -. Il trend è stato poi sempre in decrescendo fino ai
giorni di oggi quando non vi sono più poli di Direzione ad eccezion fatta
della creazione di una Direzione regionale del Gruppo Bper (che ha
appena acquisito 67 filiali di Ubi)».

Centrale il tema della contrattazione: «Da un lato abbiamo gli ultimi
accordi, in primis quello che permette al Fondo di settore (Foc) più facilità di assunzione, normato a livello nazionale.
E poi quelli di Gruppo che introducono un rapporto di un assunto ogni
due uscite (non era così fino a due anni fa) e che permetteranno l’entrata
di oltre 10.000 giovani.
Ma dall’altro lato ci chiediamo come queste assunzioni poi si possano
riversare sui territori: nella nostra provincia vi sono gruppi che non
assumono da tempo».

E nel frattempo è cambiata la professione: «Il mercato del lavoro è
sempre più alla ricerca di profili che si occupino di nuove tecnologie e con competenze ben indirizzate. Insomma il “vecchio bancario” sembra passato
di moda. Non siamo certo contrari al nuovo mondo che avanza, basti pensare che come Fabi Varese, in quest’epoca di pandemia, per continuare a stare in contatto con quadri sindacali e iscritti, abbiamo organizzato meeting da remoto. Ma bisogna cercare di coniugare il nuovo con le esigenze di tutti. Uno dei modi per indirizzare meglio sui territori le nuove leve è immaginare un altro modo di fare banca, magari con servizi fiscali e consulenze specifiche, cercando quindi di creare un binomio tra la nuova tecnologia che avanza e la necessità che ha comunque la clientela (soprattutto nei centri piccoli e nei paesi) di avere con l’operatore un contatto umano»