Il Baff alla conquista di Milano

La Prealpina - 07/03/2017

Squadra che vince non si cambia. Il Baff presenta la sua quindicesima edizione con il direttore artistico Steve Della Casa e lo fa varcando i confini della città che gli ha dato i natali, anche perché Milano accoglierà per la prima volta alcuni eventi del Busto Arsizio Film Festival al MiMat e al Mexico.

La kermesse, prevista dal 18 al 25 marzo, vede un calo nei finanziamenti da parte del Comune in cui tutto è partito ma guarda comunque avanti. E’un omaggio a Totò, a cinquant’anni dalla morte, per questo oltre a ospiti come Carlo Verdone, Liliana Cavani, Eleonora Giorgi e Veronica Pivetti, si spera di poter accogliere anche Ninetto Davoli, partner del grande principe De Curtis in Uccellacci e uccellini (in programma il 23 marzo). La madrina sarà annunciata nei prossimi giorni.

«Il Comune ci è sempre stato vicino nella creazione del sistema cinema – spiega il presidente Alessandro Munari – Non c’è città che possa vantare una rete altrettanto forte. Dal cineforum che invitava registi e produttori a commentare le pellicole, si è passati al festival, alla Film Commission, all’Icma. Grazie alla presenza nello staff di Gabriele Tosi, che la dirige, proporremo l’edizione zero di MIBArt, dedicata all’arte multimediale, alla videoarte e al videomapping. Lo sguardo è rivolto all’innovazione e ai giovani». Il Baff è sempre più evento culturale che prende spunto dal cinema e spazia su altri fronti. Ci saranno un convegno sull’estetica della giustizia penale, con Ennio Amodio e Gianni Canova, e uno sul cinema web, con la presenza del critico Paolo Mereghetti e di Ester Corvi autrice di un libro a tema.

«Parleremo anche della nuova Legge Franceschini e del suo primo decreto attuativo – continua Munari – Avremo una mostra fotografica dedicata agli anni della Dolce Vita, un documentario realizzato dall’Icma sulla storia di Telealtomilanese e Antenna 3, presentazioni di libri con Elisabetta Sgarbi: lei non ce ne voglia, ma il Baff sta diventando una piccola Milanesiana».

La Pro Patria et libertate è stata coinvolta «per affezione e perché vive un momento delicato»: un angolo gestito dalla squadra prevede incontri con giocatori del passato e del presente. Poi c’è una chicca, di cui Munari va fiero: «Alla Capitolare porteremo in mostra il Codice di Busto, un evangelistario dell’Alto Medioevo che risale all’875. Un libro redatto a mano con illustrazioni di passi del Vangelo, anello di congiunzione tra il cristianesimo longobardo e quello carolingio. Getta le basi del rito ambrosiano ed è stato di recente riutilizzato proprio per innovare la liturgia».

«Il Baff è un piccolo festival che poggia solide basi su un terreno ricco di attenzione al cinema – incalza Della Casa, supportato nel suo impegno da Paola Poli – E’ l’abito della festa di un percorso che dura tutto l’anno. Gli ospiti che arrivano sono soddisfatti dal confronto con un pubblico vero: situazione preziosa per testare i film (la Universal ci ha concesso di proporre subito Slam, tutto per una ragazza di Andrea Molaioli). Carlo Verdone sarà ospite della serata iniziale, commettando estratti da otto suoi film: uno spettacolo dal vivo irripetibile, una vera lezione di cinema ricca delle sue battute».

Della Casa ricorda la presenza di Liliana Cavani e del regista Alessandro Aronadio, con la sua commedia scatenata Orecchie. Al Mi Mat di Milano proporrà il documentario con cui ha vinto un Nastro d’argento. Al Mexico sarà proiettato un omaggio a Lucio Dalla e il Baff avrà anche un’anteprima dedicata a Pino Daniele. «Ci espandiamo a macchia d’olio – ironizza il direttore artistico – Renderemo omaggio a Totò e anche a un genius loci come Eliana Miglio. A Gavi dove sono nato il primo documento storico è dell’850 e parla di stalle: 25 anni dopo Busto lanciava un Codice ancor prezioso. Finalmente sono arrivato nella serie A della cultura».

Il Comune taglia 10mila euro. Munari: punto di rottura

 

Sul palco si proclama orgogliosa e dichiara di agire «in continuità con il passato». Poi, dopo che l’ex sindaco Gigi Farioli, ora alla guida degli Amici del Baff, fa notare che «non ci sarà più un sindaco scoppiettante» e che «la nuova amministrazione proverà a dare il meglio di sé», incassa il colpo con una certa tensione. A microfoni spenti le chiediamo quanto stanzierà la giunta Antonelli per questo Baff numero XV e l’assessore alla Cultura Paola Magugliani rivela un taglio del dieci per cento: 90mila e non 100mila euro per il sistema cinema. «La quota più consistente sarà destinata all’Icma, vogliamo puntare sulla formazione. Il Festival avrà una piccola parte. Sarà la giunta a valutare la proposta, i tempi sono quelli che sono, il bilancio impone una stretta. Ma nei ragazzi della scuola di cinema confidiamo molto, hanno anche realizzato un video per il Museo del Tessile».

Magugliani precisa: «Il Baff si è sempre rivolto a sponsor, è una leggenda metropolitana che il Comune faccia tutto. Farà la sua parte, comeper tutti gli eventi culturali, la quota preponderante dei fondi andrà alla creazione di un tessuto solido per le nuove generazioni». Lo sbarco a Milano disturba Busto? «Anzi, permetterà di attirare altri finanziatori privati. Il successo del Baff fuori territorio è una conquista. Ragione in più perché le risorse tornino sul territorio». A Farioli nulla da dire? «Lo ringraziamo per quanto ha costruito. Se il Baff è solido possiamo spaziare in ambito culturale, differenziando i fondi a favore di altre iniziative».

Il presidente Alessandro Munari non la prende benissimo. «Questo taglio ci preoccupa molto. Realizzare il festival con questi finanziamenti è già un miracolo. Noi non paghiamo nessuno, gli ospiti vengono volentieri perché colgono il carattere culturale mentre altrove conta più il mercato. Ci rendiamo conto delle esigenze della città ma è arrivato il momento di stabilire se il Baff rappresenti o meno una risorsa per Busto, in termini di indotto, sviluppo, occupazione, asse portante del sistema cinema, o se venga considerato come uno dei tanti eventi. Mi sembra che, per il livello raggiunto, dovrebbe avere un adeguato riscontro da parte del settore pubblico. Abbiamo già subito diverse riduzioni. Siamo vicini al punto di rottura. Avremmo bisogno di più. Molto di più».

Munari azzarda un paragone, «forse irriverente», con la Mostra del cinema di Venezia: «Non è uno dei cento eventi che Venezia sostiene. E’ molto di più. Muove un giro notevole di interessi. Il sostegno al Baff è una scelta che l’amministrazione deve fare. Abbiamo faticato per far diventare l’Istituto Antonioni un’eccellenza e un punto di riferimento: attira studenti come prima scelta, non accoglie scarti di altre scuole. Il pubblico su certe esperienze dovrebbe subentrare ai privati, altrimenti come si fa a mantenerle. Se guardassimo i numeri, non potremmo andare avanti. Ci dovrebbe essere un sostanzioso sostegno del Comune, ne abbiamo bisogno sempre più».