II tesoro si trova in hotel

Un “tesoro” da 600 milioni di euro (ben 130 riscossi nella sola Roma): è il valore nazionale dell’amata-odiata tassa di soggiorno. I numeri, a livello nazionale, sono stati resi noti durante l’assemblea di Federalberghi. Ma il contributo tanto ha fatto discutere anche in provincia di Varese, con la decisione, da parte di palazzo Estense, di introdurre la tassa a carico dei turisti che soggiornano nella Città Giardino. E, anche le casse comunali varesine, si ritrovano ora con un tesoretto a disposizione. Un gruzzolo da 417mila euro, incassati durante il 2018. «Il bilancio del primo anno di applicazione dell’imposta di soggiorno – sottolinea Cristina Buzzetti, assessore comunale alle risorse – è da considerarsi soddisfacente, in particolar modo per la collaborazione che si è via via stabilita con gli operatori del settore recettive per il contributo che l’entrata in vigore ha dato alla realizzazione di manifestazioni sportive, culturali e di tradizione che rendono viva la nostra città». Proprio qui sta il nocciolo della questione: come utilizzare il denaro. «L’importo è abbastanza rilevante – commenta il presidente di Federalberghi Varese. Frederick Venturi – e auspichiamo che si sia una concertazione per utilizzare il denaro nel modo più fruttuoso possibile, Sarebbe utile, ad esempio, partire dalle rilevazioni del nostro osservatorio turistico e pensare ad eventi che possano andare ad animare i periodi più critici dell’anno. Non avrebbe senso inflazionare settimane già ricche di appuntamenti . Ed è chiaro che lo sport è sicuramente un elemento su cui puntare». Domani ci sarà un primo incontro ad hoc tra Comune, Camera di Commercio e operatori del settore che, in ogni caso, restano contrari alla tassa di soggiorno «che comporta ulteriori aggravi per noi albergatori – ribadisce Venturi – costi e anche rischi a livello penale». La stessa opposizione che Federalberghi porta avanti anche a livello nazionale. «A quasi dieci anni dalla reintroduzione del tributo – afferma il presidente Bernabò Bocca – dobbiamo purtroppo constatare di essere stati facili profeti. La tassa viene introdotta quasi sempre senza concertare la destinazione del gettito e senza rendere conto del suo effettivo utilizzo. Qualcuno racconta la storiella dell’imposta di scopo, destinata a finanziare azioni in favore del turismo. In realtà è una tassa sul turismo, il cui unico fine sembra essere quello di tappare i buchi dei bilanci comunali. Negli ultimi tempi – conclude – il quadro si è aggravato per effetto di un apparato sanzionatorio paradossale, che noi chiediamo di modificare, che tratta allo stesso modo chi si appropria indebitamente delle risorse e chi sbaglia i conti per pochi euro. Chi paga con qualche giorno di ritardo e chi non ha mai versato quanto riscosso».

«È un furto per i turisti» Il ministro va all’attacco

-Dalla tassa di soggiorno che così come è oggi «è un furto ai turisti», come dice il ministro Gian Marco Centinaio, ai viaggi di lusso in un’ «Italia che non ama i ricchi e vive di sussistenze», come dichiara Flavio Briatore. Fino al turismo, settore dalle enormi potenzialità, fatto di imprese «eroiche strozzate da abusivismo e pressione fiscale» come denuncia il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. Si riparte proprio dalla tassa di soggiorno che nel 2019 supererà l’incasso di 600 milioni (130 solo nella Capitale). Centinaio non ha dubbi: «Molto spesso, non sempre, tanti sindaci la usano per andare a coprire i debiti di bilancio. Se tassa di soggiorno deve essere, allora che diventi tassa di scopo vera: è il lavoro che stiamo facendo al ministero, stiamo lavorando per questo in modo che il turista quando arriva sappia esattamente dove sarà spesa». Sulla tassa torna anche Bocca che ieri ha avuto una polemica a distanza con Airbnb: «Mi è spiaciuto molto per questa reazione totalmente scomposta da parte loro. E’ la dimostrazione che quando uno tocca un nervo scoperto le persone reagiscono in maniera non strutturata. Nessuno ha accusato Airbnb dicendo che sono degli evasori. Abbiamo solo detto – dice ancora – che non è giusto che ci siano determinati soggetti che negoziano con i comuni un importo di imposta di soggiorno a titolo forfettario, quindi prima dell’inizio della stagione, mentre la ricettività ufficiale cioè gli alberghi, deve fare una rendicontazione analitica»