I tessili salgono sulle barricate Le trattative sono interrotte

La Provincia Varese - 25/10/2016

Nei giorni scorsi i tessili hanno rotto le trattative nel confronto per il rinnovo del contratto scaduto da mesi: lontane le posizioni delle parti sul rinnovo del contratto che coinvolge oltre 420mila addetti in tutto il paese. Ma il tessile è solo uno dei 25 contratti nazionali che ancora mancano alla firma. Tessile, metalmeccanico, edile, legno ed amministrazione pubblica sono fra questi. Comparti importantissimi sul nostro territorio e che rappresentano una fetta importante degli addetti di tutta la provincia. Sono tante le vertenze ancora aperte e prima su tutte quella della pubblica amministrazione che attende da sette anni lo sblocco del contratto: «È imprescindibile nel rinnovo del contratto della pubblica amministrazione un recupero delle risorse per i lavoratori – dichiara Gerardo Larghi, segretario generale della Cisl dei Laghi – che in questi anni, a seguito di tagli e blocchi, hanno subito nei fatti veri e propri tagli». Serve però una proposta seria, aggiunge Antonio Massafra, segretario della Uil varesina «che non passi dalla mancia alla mancetta ma che sia un obiettivo recupero della parte salariale persa». Scuola, sanità, pubblica amministrazione: «Anche sul nostro territorio ci sono tanti lavoratori pubblici che hanno contribuito in questi sette anni di crisi a risolvere situazioni concrete e che oggi meritano al più presto una risposta» aggiunge Umberto Colombo, segretario della Cgil Varese. Certamente serve una riforma nella pubblica amministrazione «ma oggi il futuro di enti come la Provincia, le Camere di Commercio e tanti altri enti locali – prosegue Colombo – meritano una risposta per permetterci di continuare ad essere una provincia trainante». Varese, nonostante questi anni di crisi «resta una delle province dove è ancora preminente il manifatturiero industriale – spiega Colombo – e vorrei richiamare le parti, le associazioni di categoria, sul fatto che in questi anni abbiamo saputo affrontare unitariamente molte situazioni: se questo è un valore la prima cosa da fare adesso è lo sblocco dei contratti nazionali di lavoro. Le bozze di Confindustria di questi giorni riconoscono i ruoli delle parti sociali: anche da Varese il mio auspicio è che il primo patto per la fabbrica sia quello dei rinnovi dei contratti nazionali e che ci sia da parte delle associazioni locali una spinta perché si arrivi pesto al rinnovo. Perché se non si riconosce il valore dei lavoratori lo sgarro non è al sindacato, ma a loro». Fondamentale dunque il recupero della parte salariale, e per Larghi «serve un vero protagonismo della contrattazione decentrata con un nuovo rapporto con la produttività: nel privato si tratta di coniugare l’adeguamento salariale attraverso parametri su produttività e rilancio delle aziende, per premiare chi lavora bene». Si tratta però, aggiunge il segretario della Cisl dei Laghi «di dare anche garanzie a quelle imprese di minori dimensioni non raggiungibili dal secondo livello di contrattazione con contratti provinciali, o di filiera». n