I salari rosa restano bassi

La Prealpina - 01/08/2017

A parità di mansioni svolte resta ancora un’ampia disparità
ROMA – Il mercato del
lavoro in Italia sta cambiando
e i tanti record del
mese di giugno ne sono la
prova, a partire dell’aumento
dell’occupazione
delle donne, da sempre il
tallone d’Achille dell’Italia.
Gli esperti in materia sono
concordi nel definire il
massimo storico una buona
notizia per il Paese ma
invitano anche a non cedere
a facili entusiasmi,
visto che ancora meno
delle metà delle donne ha
un impiego e che spesso
per loro le buste paga sono
più leggere e la precarietà
più forte.
Non a caso l’Istat registra
un picco anche per il numero
dei dipendenti a termine
mentre sembra ormai
fuori moda il lavoro
autonomo. Professionisti,
imprenditori, artigiani,
commercianti sono sempre
meno e il fattore fisco
avrebbe il suo peso.
La statistica dei fenomeni
sociali, pioniera dell’analisi
di genere, Linda Laura
Sabbadini, suggerisce
prudenza: «ricordiamoci
che partivamo da un livello
molto basso e siamo ancora
a un livello basso». In
Ue compariamo infatti tra
gli ultimi posti, lontano
dagli obiettivi da raggiungere
per il 2010. “In dieci
anni l’occupazione è cresciuta
di soli due punti,
certo meglio di quella maschile
che è diminuita ma
nella crescita – spiega
Sabbadini – c’è anche
l’aumento della permanenza
a lavoro delle ultracinquantenni
in seguito
all’inasprimento dei requisiti
pensionistici.”
Per la scrittrice Dacia Maraini,
da sempre impegnata
nella questione femminile,
il record dell’occupazione
femminile è una
conquista da non nascondere,
a cui dare «dare spazio
» in un’Italia alle prese
con le bad news, siamo
davanti a «un cambiamento
culturale anche se le
donne sono ancora pagate
meno».
In effetti, gli ultimi dati
dell’Istat, segnalano per le
lavoratici una decurtazione
del 12,2% rispetto agli
uomini, che diventa del
30,6% se, ed è un paradosso,
si fa il confronto tra le
posizioni più alte, quelle
per cui è richiesta una laurea.
Non c’è comunque alcun
dubbio che «è il lavoro dipendente
femminile che
fa la differenza» in Italia,
dice Stefano Patriarca, del
team economico di palazzo
Chigi. Il record segnato
dalle lavoratici porta, infatti,
a un apice anche per
tutta l’occupazione alle
dipendenze (17,7 milioni
di unità).
Secondo l’economista la
crescita delle donne a lavoro
va sostenuta “proseguendo
con le politiche di
conciliazione tra famiglia
e lavoro.” Sulla stessa linea
anche il presidente
dell’Anpal, Maurizio Del
Conte, che sottolinea anche
il ruolo giocato dal
«lavoro agile» e dalle misure
come il «bonus mamma
e asili nido».
È sul welfare che bisogna
insistere anche per la
scrittrice Lidia Ravera,
che lamenta come anche
oggi le donne siano «costrette
a scegliere tra maternità
e carriera, tra gli affetti
e la realizzazione di
sé, un’alternativa diabolica
». Per il sociologo Domenico
De Masi, la soluzione
c’è e sta nel «taglio
dell’orario di lavoro» per
tutti, dato che in Italia il lavoratore
tipo cumula molto
più tempo in ufficio o in
fabbrica rispetto al collega
francese o tedesco.