I profughi protestano E marciano su Varese

La Provincia Varese - 27/07/2017

L’allontanamento di sei ospiti del centro di accoglienza di via dei Mille scatena la protesta dei richiedenti asilo. Si mettono in “marcia” verso la stazione Fs e da qui raggiungono Varese per incontrare il Prefetto Giorgio Zanzi. Ma le risposte ottenute non soddisfano tutti, così un gruppo di una cinquantina di loro è rimasto a “bivaccare” davanti alla stazione ferroviaria del capoluogo fino a tarda sera. «Non vogliamo più la Kb Srl»: questo uno degli striscioni scritti a mano dai richiedenti asilo che ieri mattina, in seguito alla notifica, concentrati nel giro di una settimana, di sei provvedimenti di cessata accoglienza ad altrettanti ospiti del centro di via dei Mille di Busto Arsizio, hanno deciso di mettersi in “marcia” verso la Prefettura. La cessazione dell’accoglienza rappresenta la chiusura dell’iter per il riconoscimento dello status di rifugiato: sia che il richiedente asilo ottenga il permesso di soggiorno, sia che gli venga negato, al termine della “trafila” (che dura mediamente 24 mesi) l’esito è sempre quello di dover lasciare il centro di accoglienza. Il fatto che in pochi giorni a sei ospiti di via dei Mille, che sarebbero stati tra l’altro i “rappresentanti” dei vari gruppi presenti nel centro gestito dalla Kb nel corso delle trattative avviate con il Comune per la concessione delle carte d’identità, sia stato notificato questo documento che è una sorta di “avviso di sfratto” dal centro di accoglienza, ha scatenato la protesta. Un’ottantina circa i richiedenti asilo che hanno attraversato a piedi la città, bloccando anche a tratti la circolazione in viale Duca d’Aosta e in via XX Settembre, per raggiungere la stazione centrale. Da qui, osservati a vista dagli agenti di Polizia e Carabinieri in assetto antisommossa, sono saliti sul treno per Varese: «Vogliamo incontrare il Prefetto». Giunti nel capoluogo, è iniziata una trattativa con i dirigenti delle forze dell’ordine, che ha portato alla formazione di una delegazione di dieci “profughi”, uno per ciascuna etnia presente nel centro di accoglienza di Busto Arsizio, a cui è stato acconsentito “marciare” verso piazza della Libertà, dove ad attenderli c’era il prefetto Giorgio Zanzi, con il suo capo di gabinetto e il questore Giovanni Pepè. Mentre gli altri sono rimasti seduti sui gradini di piazza Trieste, sotto lo sguardo dello schieramento delle forze di sicurezza e quelli attoniti dei varesini. Varie,e anche contraddittorie, le “rivendicazioni” fatte dalla delegazione: c’è chi lamentava l’inadeguatezza del cibo e dell’abbigliamento fornito dalla Kb e chi chiedeva più sapone o più attività per passare il tempo. «Disagi che verificheremo come facciamo sempre, aprendo il confronto con il gestore e facendo delle ispezioni mirate nelle strutture» spiegano dalla Prefettura. Ma il grosso problema riguarda i provvedimenti di cessazione dell’accoglienza, che hanno «generato ansia» tra gli ospiti di via dei Mille. Su quel fronte però il Prefetto è stato chiaro: i provvedimenti sono ineludibili e, anche se non immediatamente e tutti insieme, vanno eseguiti, anche per il rispetto di precise norme contabili. Una volta ricevuto il provvedimento, l’ex richiedente asilo deve lasciare il centro e cercarsi un lavoro, alla faccia delle aspettative di chi è da due anni “rinchiuso” in attesa. Così, mentre la maggiorparte dei richiedenti asilo di via dei Mille, rimasti insoddisfatti dalle risposte del Prefetto, ha deciso di continuare a “bivaccare” ad oltranza fuori dalla stazione di Varese, il rischio che scene del genere possano ripetersi, a Busto e non solo, si fa sempre più concreto.