I politici svelano i loro stipendi

La Prealpina - 24/11/2016

Non mentiva Emanuele Antonelli quando, in campagna elettorale, spiegava che il suo desiderio (poi realizzato) di diventare sindaco di Busto Arsizio era «esclusivamente legato alla voglia di mettermi al servizio della mia città, di provare a fare bene le cose, di lasciare un segno per quanto riuscirò». Soprattutto diceva il vero quando puntualizzava che «l’ultima cosa che mi interessa sono i soldi, perché ho già il mio lavoro, anzi l’impegno in Comune sarebbe da quel punto di vista più una perdita dalla professione che un guadagno dall’emolumento».

A confermare le sue parole adesso ci sono anche i numeri delle dichiarazioni dei redditi del 2005, pubblicate sul sito dell’amministrazione comunale secondo legge. Soprattutto secondo un obbligo che non è mai piaciuto a nessuno degli interessati, di maggioranza e di opposizione, perché fornisce al chiacchiericcio pubblico dati personali che nulla hanno a che vedere con la missione politica. Dati che, oltretutto, spesso inducono in errore, esprimendo situazioni reddituali che possono essere figlie (nel bene come nel male) di momenti contingenti, facendo apparire come super ricco chi ha solo certificato un’annata caratterizzata da particolari entrate e come spiantato chi invece ha fatto investimenti su altro, e magari gode di un patrimonio ben superiore a chi gli sta davanti in classifica.

In ogni caso, dai modelli unici (o simili) relativi all’anno scorso, l’attuale primo cittadino distanzia tutti di un’enormità, con quasi 240mila euro lordi di reddito imponibile. La qual cosa significa che, i poco più di 50mila euro che incasserà in dodici mesi da sindaco quando il suo mandato entrerà a regime (il suo esecutivo, fra i primi atti, ha tagliato le spettanze), forse neppure basteranno a coprire il tempo in meno dedicati al suo avviato ufficio da commercialista e le somme che dovrà destinare ai dipendenti incaricati di fare ciò che lui non fa più.

Scorrendo le somme percepite da assessori e consiglieri, si nota poi che mediamente la giunta è più “povera” della sala esagonale. Nella quale in vetta alla graduatoria degli incassi si conferma Diego Cornacchia, l’avvocato del gruppo misto che da anni si distingue per le parcelle incassate, sintomo dell’apprezzamento e della qualità del lavoro svolto.

Dopo di lui si piazza Gianluca Castiglioni, medico e capogruppo di Busto al Centro, guarda caso il principale rivale di Antonelli nell’ultima corsa elettorale per il municipio. Sul podio, poi, c’è Livio Pinciroli, il leghista da sempre con uno stipendio elevato grazie al suo ruolo dirigenziale all’interno dell’Asl.

Se in passato a monopolizzare le posizioni importanti c’erano gli avvocati (ma adesso i vari Walter Picco Bellazzi, Angelo Verga e pure Francesco Speroni sono fuori dall’aula), il nuovo trend porta in alto i dottori. Come Castiglioni, appunto, ma anche la sua compagna di partito Michela Provisione, la pediatra forzistaDonatella Fraschini, il leghista Paolo Licini e il medico di base Paolo Genoni. Si attestano bene nella griglia anche gli ex sindaci, come Gianfranco Tosi del Carroccio e Gianluigi Farioli di Forza Italia, quest’ultimo con il reddito imponibile praticamente identico allo stipendio da reggente di Palazzo Gilardoni, essendo ormai uno degli ultimi esemplari di coloro che hanno deciso e saputo interpretare la politica come fonte esclusiva di impegno e quindi anche di guadagno. Ed è appunto questa voce della tabella – relativa cioè alle indennità di carica e ai gettoni di presenza percepiti in Comune – che secondo i politici locali dovrebbe essere l’unica voce resa doverosamente pubblica. Per adesso la legge non lo permette e quindi tutti si adeguano portando i documenti. Sapendo però, nel momento stesso in cui li depositano, di doversi preparare al gioco al massacro.