I nove milioni restano a Varese

La Prealpina - 13/06/2017

Notizie ufficiali non ne filtrano, le bocche sono cucite fra i partecipanti all’incontro, il tutto su ordine di Roberto Maroni. Ma se le indiscrezioni fossero giuste, il vertice di ieri nell’ufficio del governatore, dedicato ai contesi e contestati soldi del Patto per la Lombardia (per questo c’erano il presidente provinciale Gunnar Vincenzi quale garante e i tre sindaci Emanuele Antonelli, Davide Galimberti e Andrea Cassani come soggetti interessati a spartirsi la torta) si sarebbe risolto con un colpo di scena. Varese – additata dagli altri primi cittadini come ente sì capofila ma talmente vorace da auto-assegnarsi tutti i 9 milioni e 600mila euro sul proprio teatro di piazza Repubblica – sarebbe riuscita a difendere il bottino.

Come? Semplicemente facendo valere un vecchio accordo che Maroni avrebbe steso con Attilio Fontana (pure lui leghista e predecessore di Galimberti) e che ha consentito al sindaco della città giardino di stanziare l’intera posta a disposizione sul progetto. Insomma, l’operazione tecnicamente non farebbe una grinza e quei soldi resterebbero dov’erano stati messi.

Viceversa lo stesso presidente regionale avrebbe assicurato ad Antonelli e Cassani che comunque non resteranno a mani vuote, andando alla ricerca dei 4 milioni di euro abbondanti che permetteranno alle città di realizzare quella pista ciclabile (a questo punto sganciando Castellanza dal progetto) che dovrebbe collegarle, correndo accanto al nuovo ospedale unico di Beata Giuliana.

Se le anticipazioni su come è andato il summit fossero vere, ciò spiegherebbe il motivo di tanta riservatezza da parte di coloro che si sono seduti attorno al tavolo di Palazzo Lombardia, ieri pomeriggio. Un vertice “misterioso”, in attesa che sia la Regione stessa, una volta conclusa la caccia al denaro necessario a soddisfare tutti (e da trovare forse già oggi nei meandri dei fondi ministeriali), a pronunciarsi pubblicamente sulla vicenda.

Maroni si è preso l’impegno di provarci e di far sapere a breve l’esito di questa operazione, confidando nella possibilità di centrare il risultato. I sindaci hanno mantenuto il silenzio richiesto, «perché per correttezza non possiamo dire niente», spiegava in serata Antonelli, il primo ad alzare la voce quando aveva scoperto che il denaro atteso dal Patto si era volatilizzato, fermandosi interamente nel capoluogo. E anche Cassani, un fedelissimo di Maroni, ha rispettato l’ordine delle «bocche cucite», lasciandosi solo scappare la sua aspettativa: «Come gallaratesi confidiamo ciecamente nel nostro grande e straordinario governatore». Insomma, occhi puntati su Bobo per fare in modo che sia lui a permettere a tutti di tornarsene nel proprio Comune con una fetta di risorse in grado di sospingere ambizioni altrimenti irrealizzabili in tempi di magra.

Per adesso – a poter sorridere è invece Galimberti. Perché l’esponente del Pd, subissato per giorni dalle polemiche esterne ed interne al suo partito e trinceratosi sempre dietro a un imperscrutabile «no comment», alla fine – salvo colpi di scena – è stato capace di far valere le proprie ragioni.