I guai del lago di Varese? Fuori dall’acqua

La Prealpina - 10/01/2020

«Lo capiscono anche i bambini: in natura l’acqua scende e se dalle montagne viene giù di tutto, è naturale che arrivi al lago». Saggezze e praticità d’altri tempi, quella del presidente della Cooperativa pescatori del lago di Varese. Dà indicazioni quasi filosofiche e per dire un concetto che dovrebbe essere chiaro a tutti. «La malattia del lago è fuori dall’acqua», dice Gianfranco Zanetti, che conosce benissimo termini come eutrofia, prelievo ipolimnico, inquinamento algale, ma che ha anche ben chiaro un principio. E cioè il seguente. «Se non si separano ovunque le acque bianche dalle nere, se non si tiene in condizioni decenti il collettore, avere un depuratore funzionante non servirà a nulla». Se nel bacino lacustre continuano ad arrivare ciò che gli scolmatori non riescono a trattenere, procedere con il prelievo delle acque profonde del lago per depurarle, con quel progetto che è pietra miliare del piano di risanamento del lago intrapreso sotto la regia della Regione, avrà un impatto non risolutivo. «Massimo rispetto per i progetti che vengono portati avanti, ma basta guardare alcuni aspetti che sembrano dettagli ma che non lo sono, per darsi risposte. Basta fermare l’entrata degli inquinanti», continua il presidente della Cooperativa del pescatori. Indica il collettore “fuori asse” che si trova vicino al lungolago di Biandronno. In un punto la struttura è rotta in due e fuoriesce ciò che sembra melma ed è facile immaginare che cosa sia. Un torrente che scende dalla riva e giunge, nelle giornate peggiore, fino al lato opposto della pista ciclabile. Quel tratto di collettore è il primo costruito, alla fine degli anni Sessanta e la perdita, in quel punto, risale ad almeno un paio di mesi fa. Altro punto critico ma con un problema del tutto diverso è quello a Bardello, a pochi metri dal nuovo ponte ciclopedonale inaugurato pochi giorni fa dalla Provincia. Vicino alla diga, infatti, nel punto in cui il lago diventa fiume, con l’unico emissario del bacino lacustre, si è sradicato un albero, un salice, che “entra” nelle acque. Uno dei tanti che, soprattutto lungo il torrente, rischia di causare problemi. «Speriamo venga rimosso velocemente questa pianta», si augura Gianfranco Zanetti. Al di là del fatto che dà un aspetto romantico e unico al luogo, accanto alla pista ciclabile e in uno degli scorci più belli di tutta la zona, se si dovesse staccare qualche ramo o peggio dovesse mettersi in “navigazione” l’intero tronco, verso le paratie della diga, il problema sarebbe notevole. La necessità di eliminare gli scarichi abusivi e di sistemare gli scolmatori è stata più volte affrontata (anche da Paolo Giorgetti, amministratore della Cooperativa) e la mappatura della rete fognaria con la sistemazione degli scolmatore con una manutenzione straordinaria è stata condotta in alcuni punti. Operazioni che rientrano anche nell’Accordo di programma per il risanamento. E che fa parte degli interventi «minimi» rispetto ai grandi progetti per limitare la presenza di supernutrienti che rendono il bacino lacustre eutrofico. Inquinamento che porta i pescatori a non trovare più nulla o quasi da pescare se non la fauna ittica più infestante e che colora di improbabili striature le acque invase dalle alghe