I grillini: «Possibile lo stop a Pedemontana»

La Prealpina - 11/05/2017

Il Movimento 5 Stelle torna a fare le “pulci” sui costi di Pedemontana. Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia, firmatario del documento, attacca: «Di Pietro ha sempre sostenuto che fermare Pedemontana costerebbe di più che finirla, a causa degli indennizzi che si dovrebbero pagare alla società che ha vinto gli appalti delle nuove tratte». Il Movimento 5 Stelle Lombardia ha depositato una richiesta di accesso agli atti rivolta alla direzione generale Infrastrutture di Regione Lombardia per sapere se la Regione abbia effettuato valutazioni o stime sulle conseguenze economiche per Autostrada Pedemontana Lombarda e per Regione Lombardia nel caso di stop definitivo al proseguimento dell’opera. Così Corbetta: «A fronte di una mia precisa domanda in un recente incontro, Di Pietro ha dovuto ammettere che non è così. Ha parlato di un miliardo di euro, cifra enorme, ma comunque inferiore al costo di realizzazione dell’opera. Si è poi aggiunto l’assessore alle Infrastrutture Alessandro Sorte che ha dichiarato che, in caso ci si fermasse, la quantificazione di ipotetici indennizzi a favore o ai danni di Pedemontana Lombarda sono ad oggi stimabili con scarsa precisione». Infine Corbetta conclude: «Sorte ha addirittura ventilato l’ipotesi che sia l’appaltatore a dover risarcire Pedemontana e non il contrario. A questo punto vogliamo vederci chiaro, al netto delle speculazioni politiche di Maroni che continua a ripetere la favola che fermarsi costa di più che andare avanti».

La richiesta è stata inoltrata a metà aprile ma Corbetta l’ha resa pubblica in questi giorni, dopo che il cda di Pedemontana ha nominato Giuseppe Sambo direttore generale della società. Nomina criticata da Legambiente Lombardia. «Si tratta di un dirigente indicato dall’azionista minoritario di Serravalle che detiene il 13 % della concessionaria controllata da Regione Lombardia che a sua volta detiene l’85% delle azioni di Pedemontana. La Regione ha ceduto il timone del comando a un socio privato, dopo la fallimentare gestione di Di Pietro per condurre una nave che è rimasta senza soldi per comprare il carburante», tuona Dario Balotta, responsabile dei trasporti del Cigno Verde: «Infatti lo scorso anno il bilancio ha registrato ben 22 milioni di perdite e quest’anno ne sono previste altrettante. Nessuno pensa sia possibile la ripresa dei lavori. Infatti Banca Europea Investimenti e Cassa depositi e Prestiti sono titubanti e le banche italiane hanno fatto sapere che non sono proprio disponibili a finanziare l’opera. A convincerle non sono bastati neppure i 450 milioni di garanzia regionale e i 350 milioni di defiscalizzazione, veri e propri aiuti di Stato, vietati dall’Unione Europea, cui si è ricorso per finanziare, senza successo, l’opera».