I giovani talenti abitano qui«Ma è difficile intercettarli»

CASTELLANZA I talenti non mancano in Lombardia. Mancano le aziende che possono dare loro lavoro, piuttosto. In alcune province è più vero che in altre. Una ricerca sviluppata dalla Liuc Business School con il supporto di Ubi Banca ha presentato i risultati della sua terza fase. Dopo avere messo a fuoco, in due precedenti appuntamenti, prima l’impatto dello stesso ateneo castellanzese sul territorio e la capacità delle aziende del territorio medesimo di attrarre personale qualificato, ieri, è stata mostrata la mappatura a livello regionale appunto del personale altamente qualificato, per capire dove risiedono in prevalenza i cosiddetti talenti su scala regionale.

Dopo i saluti del presidente Liuc Michele Graglia, cui hanno fatto seguito quelli di Luca Gotti, direttore della macro area lombardo-occidentale, e l’introduzione del direttore del centro sullo sviluppo del territorio e settori interno alla Liuc Massimiliano Serati, è toccato ad Andrea Venegoni, trentenne ricercatore formatosi interamente in Liuc, illustrare uno scenario in cui alla distribuzione tutto sommato omogenea del personale sul territorio lombardo fa da contraltare una concentrazione delle imprese che danno loro o potenzialmente potrebbero dare loro lavoro. Avviene nella cosiddetta fascia pedemontana, a cavallo delle provincie di Varese, Monza, Como, Bergamo e Brescia, che formano un tutt’uno con l’area metropolitana di Milano e con un’appendice non insignificante nel mantovano. Male la Valtellina, peggio le province della bassa padana di Cremona, Lodi e Pavia, che brilla solo per formazione.

Le osservazioni che ne derivano riguardano la difficoltà del mercato del lavoro ad essere significativamente attrattivo per i giovani, determinando così un progressivo invecchiamento della popolazione, e ad aumentare la propria propensione all’innovazione: «Per migliorare la situazione gioverebbero interventi di parte politica», chiosa Venegoni.

Nel suo piccolo, anche la provincia di Varese rispecchia la stessa asimmetria fotografata a livello superiore: mentre la distribuzione di talenti è pressoché uniforme, con prevalenza nelle città maggiori e altrove attorno a Malpensa e a Ispra, per intuibile influsso del centro di ricerca europeo, le imprese ritenute innovative e hi-tech si concentrano nella parte meridionale, in alcuni comuni rivieraschi e lungo la direttiva che dal capoluogo porta a Saronno passando per il Comasco.

Altro dato significativo riguarda le retribuzioni medie a cinque anni dal conseguimento di una laurea scientifica. Nella fascia pedemontana è calcolata a poco meno di 1.700 euro, circa 350 in più rispetto alle altre province: «Quanto alla media reddituale del settore hi-tech in Lombardia, la fascia pedemontana resta sostanzialmente in linea, mentre cala sempre di 300 euro nelle altre province», ha aggiunto Venegoni. Per concludere: «Non basta avere a disposizione un capitale umano qualificato sul proprio territorio. Bisogna anche saperlo trattenere», ha affermato lo stesso ricercatore per tirare le somme e indicando nella presenza di valide infrastrutture un elemento cruciale, ma non sufficiente. Sollecitato dalle domande, Serati si è detto scettico della possibilità che l’apertura dell’Arcisate-Stabio possa migliorare le cose, così come sono state clamorosamente smentite le previsioni riguardo all’utilità della stessa Pedemontana, tanto poco utilizzata da vedere l’orlo del fallimento. La prossima puntata della ricerca tratterà i settori trainanti in ogni comune, sempre a livello regionale.