I furbetti del click-day

La Prealpina - 26/05/2020
  • Cinquanta milioni di euro per le imprese bruciati in pochi istanti: tutti o quasi a bocca asciutta anche in provincia di Varese. È forte il malcontento per l’impossibilità ad accedere alle risorse stanziate dal Governo per il rimborso delle spese sostenute per dispositivi di sicurezza. Guanti, mascherine, tutto ciò che serve ai dipendenti per lavorare senza ansie. Anche un imprenditore varesino ha
    provato invano ad accedere al bando di Invitalia, per accorgersi quasi subito che bisognava già mettersi il cuore in pace: fondi esauriti l’11 maggio, all’apertura del “click-day”.
  • Il commerciante era inizialmente entusiasta per la misura che prevedeva pochi limiti: 500 euro al massimo di rimborso per ogni
    dipendente fino a 150mila complessivi massimi per
    singola azienda.
  • Dall’11 al 18 maggio si poteva prenotare la domanda di rimborso e dal 26 maggio all’11 scattava la presentazione delle spese effettivamente
    sostenute.
    «Di fatto – scrive il titolare è uno dei pochissimi strumenti di contributo a fondo perduto previsto da uno dei decreti che si sono succeduti. Ottima iniziativa».
    Sì, ma tutto in teoria: perché solo 3.150 imprese sono state ammesse al bando su 208.826 richiedenti e quei 50 milioni sono sfumati in un battito d’ali, per la precisione in meno di un secondo (tra lo 0,000237 e
    l’1,046749 secondi dopo le 9 di mattina dell’11 maggio). Una corsa contro il tempo che ha lasciato amareggiati tutti gli altri (elenchi pubblici disponibili su https://prenotazione.dpi.invitalia.it/).
    «Anch’io ho presentato la prenotazione della domanda di rimborso, purtroppo non ammessa. Capita, pazienza», prosegue la missiva, che fa notare proprio la questione dei tempi, definita «un fatto oggettivamente poco comprensibile». Ma si va oltre scorrendo l’elenco delle velocissime aziende ammesse, che legittimamente hanno
    chiesto contributi in base al numero di dipendenti, riuscendo in un secondo a compilare il form che chiedeva Partita Iva, importo e
    caratteri captcha, il sistema utilizzato contro le compilazioni automatiche.
    Molte realtà ammesse sono di grandi dimensioni: e i piccoli si sentono doppiamente presi in giro.
    «Il bando certamente è scritto malissimo e, senza paletti specifici, non ha raggiunto l’obiettivo di aiutare le piccole, piccolissime attività che hanno dovuto interrompere il proprio lavoro per due mesi e mezzo perdendo importanti, vitali fatturati oltre al fatto che molte di queste
    non riapriranno; parliamo davvero di migliaia di attività – dice ancora l’imprenditore varesino -. Quelle che invece, tra mille sforzi, stanno provando a ripartire hanno dovuto sostenerespese, anche importanti,
    per l’adeguamento ai rigidi protocolli anti-covid, vedi negozi, pubblici esercizi, ristoranti, alberghi.
    Nella stragrande maggioranza dei casi parliamo di attività che non generano milioni/miliardi di fatturato e non distribuiscono utili o dividendi di alcun tipo, ma sono la spina dorsale dell’economia italiana».
    Le grandi aziende, secondo il negoziante, hanno avuto meno contraccolpi e potrebbero ora essere generose, rinunciando al
    contributo per darlo alle Pmi. «Probabilmente sarebbe il miglior spot possibile, ma di Olivetti in giro ne vedo pochi…».
  • L’alternativa regionale con “Safe working”

Difficile, anzi impossibile trovare un’azienda o un professionista che sia
soddisfatto del bando “Impresa sicura”. Non tanto per lo spirito dell’iniziativa, considerato lodevole, quanto per l’impossibilità di accesso e per l’esaurimento velocissimo dei fondi. E lo confermano i commercialisti, che invano hanno cercato di assistere i propri clienti posizionandosi davanti al pc all’apertura del periodo di presentazione delle domande, l’11 maggio scorso.
Niente da fare, un po’ come succede quando è previsto il concerto di una star e in pochi secondi i biglietti si volatilizzano. Lo conferma Paola Castiglioni (nella foto Archivio), presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti di Busto Arsizio: «Di recente abbiamo organizzato un Webinar con la presenza di esperti di Regione Lombardia e Camera di commercio, per spiegare nei dettagli quali misure fossero a disposizione delle imprese – precisa -. E tutti i presenti hanno chiesto esplicitamente di indicare soprattutto gli aiuti senza click-day: questo perché si sa che,
quando c’è una data precisa di inizio simile a “Impresa sicura”, le risorse si esauriscono a breve e tutti gli altri sono scontenti e soprattutto scoraggiati».
Oggi molte Pmi sono alle prese con una lenta ripartenza e non è certo facile essere ottimisti davanti allo tsunami lasciato sul sistema economico. Se in più si aggiunge la frustrazione, allora i problemi diventano insormontabili.
Complessivamente sono state inviate 249.681 prenotazioni, di cui 208.826 valide, per un importo richiesto complessivo pari a
1.207.561.075 euro. Da oggi le imprese ammesse potranno procedere con la compilazione della domanda di rimborso sul sito che sarà indicato con la pubblicazione dell’elenco. «A fronte di richieste per 1,2 miliardi di
euro la dotazione disponibile era di appena 50 milioni di euro – ribadisce la presidente -, circa 59 mila richieste sono pervenute in un solo minuto da parte di 42.753 imprese per un importo di 498.841.142 euro».
Ci sono però altri canali di sostegno: Regione Lombardia e Camere di Commercio apriranno a breve (giovedì 28 maggio) il Bando
Safe working che potrà essere di aiuto alle micro e piccole imprese lombarde. Restano infine il credito di imposta del 60%, fino ad
un limite di 80 mila euro, per la realizzazione degli interventi richiesti dalle prescrizioni sanitarie e dalle misure di contenimento contro la diffusione da Covid-19, e il credito di imposta del 60% per le spese di sanificazione
e Dpi.