I frontalieri sperano nella caduta di Renzi

«In poco più di un mese il nostro sindacato ha tenuto ben dodici assemblee serali presso i maggiori comuni di frontiera, incontrando più di millecinquecento lavoratori. Essere ben informati è la prima forma di tutela». Con questo commento Andrea Puglia,responsabile dei frontalieri per il sindacato svizzero Ocst introduce il bilancio al tour de force informativo svolto dalla realtà sindacale elvetica sulle modifiche dell’accordo fiscale fra Italia e Svizzera che, come ben sanno i lavoratori varesini pendolari col Canton Ticino, rivoluzionerà la tassazione dei frontalieri.

«Senza voler cadere in facili ideologie – continua Puglia – e senza alimentare toni di scontro, il nostro sindacato ha prodotto una relazione tecnica andando a sviscerare le informazioni certe accanto a quelle ancora dubbie. Molte aziende hanno poi richiesto una replica personale della relazione. I lavoratori dal canto loro hanno mostrato grande apprezzamento per il lavoro svolto, trovando in Ocst una boa a cui aggrapparsi per stare a galla in un clima vorticoso che ha generato a tratti informazioni imprecise».

Gli incontri hanno relazionato dapprima sull’iter che ha condotto alla revisione dell’accordo fiscale sui frontalieri del 1974, si è quindi esposto il percorso futuro che dovrà intraprendere la convenzione per entrare in vigore, con la firma dei ministri e le leggi parlamentari di ratifica.

Si è poi spiegato che i tempi di entrata in vigore dell’accordo non sono ancora certi e ciò dipenderà dalla durata dei lavori parlamentari.

In base alle affermazioni delle autorità nazionali si crede che il tutto avverrà a partire dal 2019 pertanto la prima tassazione in Italia dovrebbe avvenire nel 2020. Attenzione però: la recente scoppola del Partito democratico alle elezioni e il referendum costituzionale “Renzi sì, Renzi no”, potrebbe portare alle elezioni politiche e quindi a un rallentamento delle operazioni.

Infine durante i dibattiti, Ocst ha esposto le novità trapelate oggi e quindi: che il frontaliere paghi in Svizzera il 70% dell’imposta alla fonte che paga oggi, che il fisco svizzero trasmetterà poi allo Stato italiano i dati completi del salario del frontaliere e che l’Italia dedurrà dal reddito tutti i contributi sociali e previdenziali (Avs, disoccupazione, infortuni, malattia, secondo pilastro) e gli assegni familiari.

Si sconterà inoltre la franchigia di 7.500 euro e sul reddito rimanente il fisco italiano calcolerà l’Irpef, detraendo quanto previsto per i carichi di famiglia e l’imposta alla fonte già pagata in Svizzera, ricevendo per posta la dichiarazione dei redditi precompilata con la cifra da pagare.

«La partita – conclude Puglia – è appena cominciata. In futuro non mancheremo di informare la nostra utenza con ogni sforzo possibile».