I frontalieri corrono ancora

La Prealpina - 21/02/2020

– I frontalieri in Ticino nel quarto trimestre dello scorso anno erano 67.878 (41.720 uomini, 26.158 donne), un valore che è pressoché identico rispetto al trimestre precedente ma che segna un aumento di quasi il 10% (più precisamente il 9,7%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 2019. In totale, il 64,5% dei frontalieri che lavorano in Ticino è nel settore terziario (43.794 unità), mentre i lavoratori stranieri con permesso G (lavoratori stranieri che non hanno residenza nella Confederazione) nel settore secondario si attestano a 23.535 (+5,0% rispetto all’anno precedente) e nel primario 549 (+13,3%). A renderlo noto ieri è stato lo stesso Ufficio federale di Statistica, precisando che i lavoratori frontalieri italiani nell’ultimo trimestre 2019 erano 76.827, in aumento di uno 0,3% rispetto al periodo luglio-settembre dello stesso anno ma in progressione tangibile rispetto all’ultimo trimestre 2018. L’Ust sottolinea come la progressione registrata nei dati ticinesi sia stata «fortemente influenzata dal trattamento dei dati in sospeso nel sistema d’informazione centrale sulla migrazione Simic del Canton Ticino. La progressione attualmente indicata dalla statistica è dunque superiore all’evoluzione reale». La struttura federale segnala di essere impegnata nel definire una soluzione che consenta di correggere retroattivamente tali risultati. Questo aspetto è dirimente: significa in sostanza che le pratiche per i permessi di lavoro degli italiani sono state trattate in un periodo ben preciso, non spalmate nel tempo come avviene di solito, e questo potrebbe fare impennare il dato, falsandolo in parte. Aumento, comunque, c’è stato e quello che preoccupa i ticinesi è che crescono gli occupati nel terziario: uffici, banche, turismo, servizi. Questo aumento intacca anche la mobilità del cantone, sempre più messa in ginocchio e e non è un caso che ci siano allo studio tentativi per togliere un po’ di auto dalle strade, soprattutto da aree affollate come Malcantone e Mendrisiotto. In tutta la Confederazione i frontalieri sono 328.850 (+4,8%), di cui 220.266 (+5,5%) nel terziario, 106.510 (+3,5%) nel secondario e gli oltre 2.000 rimanenti (+5,8%) operano nel settore primario. I Paesi di provenienza sono principalmente Francia (180.311 frontalieri), Italia (76.827), Germania (60.642) e Austria (8.242), rileva l’Ust. A livello nazionale fra i frontalieri ci sono più uomini (211.711 unità) che donne (117.139). I dati ticinesi hanno portato la Lega dei Ticinesi ieri stesso a intervenire con una nota ufficiale nella quale parlano di «sconcertanti dati ufficiali relativi ai frontalieri in Ticino, che ormai sono quasi 70mila di cui la metà attiva nel terziario (in barba alle storielle sui “lavori che i ticinesi non vogliono fare)». Auspicano che gli abitanti del cantone il prossimo 17 maggio facciano il loro dovere votando il referendum «Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione). Solo tramite disdetta della libera circolazione delle persone – concludono i leghisti svizzeri – il Ticino potrà tornare a sperare nel futuro. In caso contrario, il destino del nostro Cantone è segnato: tornerà ad essere terra di emigrazione, come ai tempi dei nostri trisavoli. Per questo scempio, i ticinesi sap