I conti del Varese Pride?«Meno 40% nei negozi»

La Prealpina - 19/06/2017

Centro paralizzato per il “Varese pride”? I commercianti parlano di un calo di fatturato complessivo del 30/40 per cento: la sfilata variopinta dell’orgoglio gay andata in scena sabato scorso, insomma, ha messo i bastoni fra le ruote a chi punta sul fine settimana per incrementare i guadagni, già minati dalla crisi economica. E ovviamente non c’entrano nulla il tema del corteo né il dibattito sull’opportunità o meno di parteciparvi. Niente ideologia, solo il cassetto vuoto. Il problema, ribadisce Marco Parravicini, fiduciario varesino dell’Ascom, sono quelle transenne e quel cambio di viabilità che accompagnano sempre i grandi eventi e paradossalmente hanno contribuito a svuotare la città nel giorno più importante per lo shopping.

«Ci chiediamo quale sia l’obiettivo del Comune, quale la visione di un assessorato che dichiara di voler aiutare il commercio – ribadisce il gioielliere all’indomani della grande manifestazione -. Abbiamo sentito tutti i colleghi: dalla Brunella al ring centrale, nessuno ha lavorato. E per la prima volta abbiamo la possibilità di quantificare questo danno, mentre è molto più difficile tirare le somme per esempio sui problemi portati dal caro parcheggi: ci sono progetti che si ripercuotono sul nostro lavoro nel medio-lungo termine. Ora è diverso: abbiamo registrato il peggior sabato dall’inizio del 2017 e il calo generale è stato quantificato in un 30/40 per cento per tutte le categorie. Forse bar e ristoranti avranno sofferto meno, ma nessuno è rimasto escluso: abbiamo perso centinaia di migliaia di euro. Ora chi ci ripagherà? A chi presenteremo il conto?»

Un messaggio forte e chiaro a Palazzo Estense, non certo per i “colori” della parata ma per l’effetto domino sugli acquisti. «Per capire la situazione era sufficiente recarsi in piazza Monte Grappa – aggiunge il dirigente dell’Associazione di via Valle Venosta -. In giro non c’era nessuno, se non i mezzi delle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa per un evento pacifico che non aveva nulla di pericoloso. Se noi chiediamo più sicurezza ci rispondono che non ci sono i fondi, come mai? Ma in generale abbiamo visto ripetersi gli stessi errori dei Mondiali di ciclismo del 2008: si parlava di evento che avrebbe lanciato Varese anche negli anni a venire. E invece non è accaduto nulla. Queste manifestazioni non portano benessere economico, ormai ne abbiamo la prova». Un giudizio pesante, legato alla scure calata sugli scontrini in tutte le tipologie commerciali: «A questo si aggiungano le prove generali di pedonalizzazione – ribadisce Marco Parravicini -. Molti colleghi di via Carrobbio stanno pensando di trasferirsi, di lasciare la città, piuttosto di subire questi danni mostruosi. Davvero ci stiamo domandando tutti quale sia il loro obiettivo, quale idea possano avere di una città che si pretende turistica e poi multa i pochi viaggiatori presenti. Ho assistito in prima persona a questa scena: l’auto di una famiglia tedesca che aveva scelto di visitare Varese portata via da via Manzoni, chiusa per il Gay Pride. Chissà se torneranno. Senza contare che, ribadisco, quando chiediamo maggiore fermezza contro i vandali ci sentiamo rispondere che non ci sono i soldi: da Zara sono state spaccate le vetrine dieci giorni fa e queste cose succedono sempre più spesso».

La domanda sembra essere sempre uguale: a chi presentare il conto?

Ivana Perusin mediatrice«Fateci delle proposte»

 

varese Un attacco frontale al Comune, dunque, per il cambio di viabilità deciso sabato per lasciare spazio al corteo gay.

A rispondere, con toni concilianti, è l’assessore alle Attività produttive Ivana Perusin: «Proprio insieme ai commercianti – dice – stiamo portando avanti molti progetti di rilancio della città. La sinergia si sta dimostrando preziosa, come dimostra l’esempio di via Robbioni, un’intera porzione cittadina ristrutturata e riportata a nuova vita anche grazie all’ingresso di nuove attività. Dobbiamo continuare su questa strada per promuovere eventi e idee innovative. Il nostro sforzo è e sarà massimo per incrementare il dialogo: proprio per questo siamo aperti a tutte le possibili proposte da parte delle associazioni di categoria, in particolare in un settore, quello del commercio, che negli ultimi decenni ha subito modificazioni importanti. I negozi non sono più quelli di prima e dunque servono energie nuove per progetti di rilancio. Il fermento in città si percepisce chiaramente. Non interrompiamo il dialogo, noi ci siamo», conclude l’esponente della giunta Galimberti.