«I cinghiali distruggono il nostro lavoro Adesso basta»

La Provincia Varese - 26/04/2017

La voce, disperata, dei coltivatori diretti e un silenzio assordante a fare da contraltare. Oggetto del contendere? I cinghiali. Un problema che, dalle testimonianze di cui si fa megafono Coldiretti Varese, è ormai ingestibile e fuori controllo. Con buona pace, si fa per dire, di chi vede un giorno sì e l’altro pure distrutti i frutti dei propri sacrifici. Perché gli ungulati colpiscono duro e ripetutamente, e iniziano a farlo anche in zone finora mai sfiorate dal problema. A farne maggiormente le spese è il Nord del Varesotto, ma i cinghiali pare si stiano ormai diffondendo a macchia d’olio in tutto il territorio provinciale. E ora il mondo dell’agricocltura, esasperato, alza le voce. Due volte in una settimana Il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori tuona defindendo «inaccettabile che, ripetutamente, si giochi allo scaricabarile. Servono risposte concrete e reali, non la politica del “forse” e del “ma”». È lo stesso Fiori a confermare che le incursioni nei campi coltivati di cinghiali e animali selvatici «in questi ultimi giorni stanno avendo una recrudescenza senza precedenti». A riprova dell’emergenza, parlano i fatti. O meglio le testimonianze. Come quella di Paolo Martinelli, titolare dell’omonima azienda ad Arcisate, che rischia di restare senza fieno per alimentare le sue vacche: «I nostri prati sono nel mirino, in un’area molto più estesa rispetto al passato. C’è poco da fare se non rassegnarsi all’ipotesi di non riuscire ad alimentare i nostri animali con un prodotto che, ormai, è compromesso – allarga le braccia – Lo ripeto, succede anche in zone che prima non erano state colpite e ciò evidenzia come le dimensioni del problema siano sempre più fuori controllo». Gli fa eco Marcello Gasperini, agricoltore della Valcuvia: «Continuiamo a vedere distrutto il nostro lavoro, giorno dopo giorno. A nulla serve riseminare: i cinghiali ripassano nei prati ed è tutto come prima. Tra poco, con le semine del mais, sarà la stessa cosa, ed anche peggio – osserva – Di questo passo rischiamo di dover cambiare mestiere: il foraggio che si porta in cascina è sporco di terra, inutilizzabile. Nei giorni scorsi ho sistemato i terreni, sono già rientrati a far danni. Due volte in una settimana, un ben triste record». Con la più amara delle conclusioni: «Il risultato? Tra un mese, niente raccolto». Trentamila metri in fumo Analoga, drammatica situazione a Montegrino Valtravaglia, dove a lanciare l’allarme è Marinella Pastorelli dell’azienda agricola “Il Torchio”: qui in meno di due giorni sono stati devastati 30 mila metri quadrati di prati. Il risultato finale, al di là degli effettivi e concreti danni economici, è che gli agricoltori, all’unisono, si dichiarano «presi in giro». E al loro fianco si schiera in maniera decisa, forte e chiara anche Coldiretti Varese. Che si rivolge direttamente e senza più appello alle istituzioni: «È necessario avviare azioni di contenimento e, in particolare, serve con estrema urgenza un piano di intervento straordinario che attui con chiarezza il ridimensionamento del numero degli ungulati – conclude il direttore di Coldiretti Varese Raffaello Betti – Si rischia l’abbandono di interi areali e la chiusura delle imprese agricole: oltre al danno, sarebbe la beffa