I 50 anni di Filippa Lagerback «Fra le mie piante, a Varese»

«A Milano c’è la Settimana della Moda ma mi prendo un giorno per stare con la mia famiglia nella mia Varese».

Filippa Lagerback compie 50 anni e li festeggia lontana da passerelle e tv. Ieri era, in prima serata, su Rai 5 a condurre Visioni, visita guidata a alcune delle bellezze della Sicilia, dal 15 ottobre sarà sul Nove a Che tempo che fa, oggi però giocherà in casa. A Masnago.

Quanti compleanni ha festeggiato a Varese?

«Con Daniele (Bossari, il marito, ndr) siamo qui dal 2014. Sono sincera, all’inizio è stata una scelta obbligata per permettere a nostra figlia Stella di studiare alla Scuola Europea. Abbiamo anche cercato casa con una certa urgenza ma ci è voluto poco per capire che, anche con un pizzico di fortuna, avevamo indovinato tutto»

Che cosa le piace di Varese?

«Il suo essere a dimensione di essere umano. Sono nata a Stoccolma, che resta nel mio cuore, e ho a lungo abitato a Milano, grandi metropoli, in una realtà più piccola, di provincia, mi sento più a mio agio. E poi c’è tanto verde. Adoro la natura».

Terence Hill ricorda che con la prima paga, da ragazzo, si comprò una bicicletta che inaugurò facendo il giro del nostro lago. Lei, autrice del libro Io pedalo. E tu?, cosa pensa?

«Ottima idea. È un giro molto bello, lo faccio spesso anche perché amo i laghi. Continuo a pedalare molto anche se, diciamolo, Varese non è che sia tutta in pianura e muoversi in bicicletta richiede un certo impegno».

Trinità abitava a Sant’Ambrogio, lei è ormai una fedelissima di Masnago. Solo il quartiere dove ha la casa?

«No, lo vivo e con piacere, Masnago ha tutto ciò che occorre. Manca giusto il cinema, cioè c’è ma purtroppo chiuso da tempo. Ecco passare davanti al Vela e vederlo così mi rattrista. Sarebbe utile un luogo di aggregazione in più che ci strappi dalla visione domestica di un film spingendoci ad assistere a uno spettacolo con altra gente».

Dalla Svezia, thriller a parte, nei nostri cinema arriva pochino. Tra le eccezioni il Leone d’Oro a Venezia nel 2014 Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, ottimo film ma con un senso dell’umorismo molto particolare.

 «In Svezia, e in generale nei Paesi nordici, l’umorismo sfugge ai canoni tradizionali, non di rado è dark. Si ride davvero di tutto. Comprendo possa spiazzare un italiano ma tenete presente che gli svedesi non hanno il Vaticano dentro casa. Non lo considero un aspetto secondario».

In bicicletta lei sembra uscire da un film di Eric Rohmer ma anche sullo schermo appare serena. Lo è davvero?

«Sì, sono ben disposta alla vita e alle giornate, credo prevalga la mia parte nordica, che resiste».

Non che Henrik Ibsen o Ingmar Bergman fossero campioni di serenità…

«Se è per questo, non lo è neppure Lars von Trier. Ringrazio per l’accostamento a autori del genere ma resto nel mio piccolo giardino, appartengo più modestamente a quel mondo di nordici comuni che attendono sempre con gioia l’arrivo della primavera».

Anche l’assenza di spirito competitivo rientra nella cultura nordica? Lei non dà l’impressione di sgomitare.

«È un’impressione fondata. Non ho mai sgomitato, neppure agli esordi nel campo della moda perché ho sempre creduto e credo che, nel breve o nel lungo periodo, vada avanti chi vale sul serio».

Non è la Rai ma è sempre la trasmissione Che tempo che fa. State già provando?

 «No, in Nove, a Milano, stanno allestendo gli studi. Vedrete, ci saranno belle novità. Non smetterò mai di ringraziare Fabio Fazio. Lavorare con lui, oltre che essere motivo di soddisfazione, mi ha offerto diverse opportunità».

Al vostro matrimonio alle Ville Ponti a Varese avete invitato il mondo, per il suo compleanno porte chiuse a tutti, persino al buon Skizzo?

«In teoria sì ma certo per lui, che vediamo spesso in centro e in tv, più che di amicizia è giusto parlare di fratellanza. Quindi chissà».

Musica di Abba e Ace of Base a volume allegro?

«Ne dubito, da noi scegliere la colonna sonora è compito esclusivo di Daniele, superesperto, impossibile opporsi. Dunque Spotify ma anche, ascolto ampiamente condiviso, tanta Radio Swiss Jazz».

Cercherà un momento tutto suo?

«Si, parlerò un po’ con le mie piante, del resto come ogni giorno. Ho la certezza assoluta che comprendano perfettamente parole e pensieri».