Hammond I dipendenti al loro posto «Ora pronti a combattere»

La Prealpina - 08/01/2019

Alle 7.30 sono arrivati i primi operai tornati al lavoro dopo la pausa natalizia. Verso le 8 impiegati e dirigenti. I 40 dipendenti della della multinazionale canadese Hammond Power Solution, che insieme al panettone avevano ricevuto la comunicazione di licenziamento e chiusura aziendale, sono tornati in fabbrica ieri mattina. L’unica notizia dall’azienda è arrivata quando è stato comunicato che oggi arriverà un manager dal Canada, da Ontario dove ha sede la casa madre quotata in borsa.

Presenti i sindacalisti Rino Pezone della Fiom Cgil e Ilaria Campagner di Fim Cisl, che sono rimasti all’esterno e hanno sostenuto i dipendenti. I sindacalisti hanno chiesto di poter avere un incontro e solo oggi si saprà se ci sarà questa opportunità. Sempre oggi tornerà al lavoro anche il dirigente aziendale, il numero uno di Hammond Power Solution in Italia.

Il clima che si respirava ieri mattina era combattivo: i dipendenti non hanno voglia di lasciare il loro posto di lavoro senza lottare, senza capire. Soprattutto gli operai hanno raccontato ancora una volta la situazione per tenere alta l’attenzione. Come hanno ribadito i sindacalisti Pezone e Campagner: «Non si cancella un’azienda tirando una riga, come se fosse una mera voce di un elenco. Qui ci sono persone con famiglie ma c’è anche la storia di un’azienda presente sul territorio da 40 anni. Al momento attendiamo che venga fissato un incontro perché le persone hanno bisogno di risposte».

Del resto l’azienda aveva emesso in Canada una nota il 18 dicembre con cui spiegava la decisione di chiudere l’impianto in Italia e in generale in Europa. Il futuro dell’azienda canadese che pure segna dividendi positivi, è sicuramente fuori dall’Italia e pare anche dall’Europa. Per questo i sindacati hanno chiesto che intervenisse il ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Rimarcano infatti: «Se l’interesse primario è la Borsa, ci devono essere prese di posizione che si facciano sentire a livello nazionale».

Secondo indiscrezioni, ci sarebbe stata una telefonata anche con il senatore del Movimento 5 Stelle Gianluigi Paragone a cui è stato chiesto di aiutare i dipendenti, soprattutto se ci sarà necessità di avere la cassa integrazione. Intanto ieri i lavoratori, in prima linea, hanno ricostruito queste loro ultime settimane, piene di angoscia: «Abbiamo dovuto abbozzare, molti di noi hanno bambini e abbiamo dovuto combattere per cercare di portare un minimo di serenità a casa. Ma è dura: entriamo e ci mettiamo al lavoro», hanno spiegato i dipendenti mentre entravano in azienda. Al lavoro sì: ma nessun materiale e nessun manufatto uscirà dall’azienda se prima non ci saranno incontri e spiegazioni.