Guttuso rivive sulla Via Sacra «Cronaca e colori di Sicilia»

uando, tra il settembre e l’ottobre 1983, Renato Guttuso lavorava alla “Fuga in Egitto” alla Terza cappella del Sacro Monte, Varese era perplessa. Non sapeva bene cosa aspettarsi da un pittore che sì, l’aveva scelta come luogo nel quale dare vita ai suoi atelier più grandi, come per “Spes contra spem” o per la “Vucciria”, ma non era certo un pittore di chiese, né un artista di ispirazione sacra, ma piuttosto portato alla rappresentazione della realtà e del presente, persino nei suoi aspetti più accesi e carnali. Anche alla conclusione del grande acrilico che copre l’estesa parete a fianco della cappella dedicata alla Natività, il lavoro era stato salutato come “l’affresco della discordia”, perché molte erano state le polemiche innescate dalla copertura dell’affresco seicentesco di Carlo Francesco Nuvolone, opera già di per sé andata perduta attraverso successivi interventi di restauro troppo pesanti.

Anche in occasione della grande mostra di Guttuso inaugurata a maggio a Villa Mirabello non sono mancate le voci discordanti. Il collegamento ideale tra la “Fuga in Egitto” e l’esposizione delle opere della Fondazione Pellin è stato enfatizzato dall’incontro voluto ieri sera, proprio lungo la via sacra, dal regista teatrale Andrea Chiodi e inserito all’interno del festival “Tra sacro e Sacro Monte”.

«Era la cosa più giusta che potesse fare il festival – ha spiegato Chiodi a un folto numero di cittadini assiepati lungo il muro di contenimento di fronte alla Terza cappella -. Noi, il giovedì sera, facciamo le serate e i grandi spettacoli, con gli artisti più significativi dell’attuale panorama teatrale, ma questa mostra, curata con grande amore e altrettanta tenacia da Serena Contini, è uno degli avvenimenti culturali più importanti di quest’anno in città. Quindi ho pensato di legare il festival, di cui sono direttore artistico, con questo avvenimento così significativo. Scelta legittimata anche dal luogo dove si svolge la kermesse teatrale e dove è presente il frutto del lavoro varesino di Guttuso, ovvero il Sacro Monte».

Nel ripercorrere le caratteristiche dell’affresco di Guttuso, Serena Contini ha aperto ai presenti un mondo straordinario, fatto di scelte artistiche, ma anche di rimandi cronachistici e di spiragli sulla complessa umanità del pittore originario di Bagheria. La curatrice ha posto l’accento sul fatto che nella “Fuga in Egitto”, realizzata gratuitamente, Guttuso sia stato capace di impregnare il racconto del Vangelo di Matteo con una sua particolare cifra stilistica, dalla scelta dei colori (che ricordano la sua terra d’origine), alla declinazione prospettica e all’espressione del volto dei protagonisti, ispirati, questi ultimi, all’immagine di una famiglia palestinese durante l’esodo della guerra in Medio Oriente. Un lavoro fortemente introspettivo, con il quale lo stesso Guttuso, durante l’inaugurazione del 26 novembre 1983, disse di avere voluto esprimere il proprio affetto alla città di Varese, «perché sono felice di lavorare qua e, grazie a monsignor Pasquale Macchi che me l’ha commissionata, realizzando quest’opera io stesso ho compiuto una preziosa esperienza umana».