Guttuso a Varese, il sogno si realizza

In “Spes contra spem”, Guttuso riflette sulla condizione dell’uomo e l’artista riesce a oggettivare incubi, memorie, presenze e soprattutto speranze. E, in un certo senso, la mostra che riporterà a Varese questo dipinto e altri venti opere di uno dei principali artisti del Novecento italiano, che ha vissuto per trent’anni a Velate, porta con sé tutte queste situazioni: la memoria, la presenza di Guttuso nelle Prealpi e la speranza, sua e del suo massimo estimatore, il bustocco Francesco Pellin, di tornarci con una mostra. Alla fine, a vent’anni dalla promessa fatta da Pellin al figlio Beniamino, Guttuso, a Varese, ci tornerà per davvero. E in grande stile.

Già perché fra un anno, all’inizio del 2019, Villa Mirabello ospiterà una ventina di tele del pittore. Fra esse proprio “Spes contra spem” (di cui verranno esposti anche dieci bozzetti) e “Van Gogh porta l’orecchio tagliato al bordello di Arles”, due opere di grandi dimensioni (3,5 metri per 3 metri) e fra le più celebri, soprattutto del suo ultimo periodo artistico. Non solo: esse rimarranno, in comodato d’uso per dieci anni, nella città in cui vennero concepite e dipinte.

A presentare l’iniziativa, ieri mattina, sono stati il sindaco Davide Galimberti, l’assessore alla Cultura e Turismo, Roberto Cecchi, Adriana Cati e Beniamino Pellin per la Fondazione Pellin e Serena Contini, dirigente di Palazzo Estense per la Ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale e museale. «Con la mostra di Guttuso, attesa da più di trent’anni -ha detto il sindaco- si apre la stagione delle grandi esposizioni. In tal senso Villa Mirabello sarà sottoposta a dei lavori per adeguarsi a ospitare al meglio un’esposizione di livello nazionale e internazionale, in un luogo centrale della città». L’annuncio è stato vissuto con emozione dalla moglie e dal figlio di Francesco Pellin: «Si realizza il sogno di mio marito iniziato vent’anni fa -ha spiegato Adriana Cati- Voleva regalare a Varese, città che amava, i dipinti di Renato Guttuso: era questo il suo desiderio». Un desiderio che, presto, verrà realizzato: «Attraverso la Fondazione Pellin -ha detto Beniamino Pellin- possiamo mantenere la promessa che mio padre fece a Guttuso, cioè di esporre le sue opere in un museo, per farle apprezzare a tutti come le apprezzò lui».

Se, insomma, finora i varesini ammirano tutti i giorni la “Fuga in Egitto”, dipinta accanto alla Terza cappella della Via Sacra del Sacro Monte, ora l’artista e la città si riuniranno in un legame ancor più forte. «Questa città ha delle straordinarie potenzialità -ha dichiarato l’assessore Cecchi- Ci sono valori nascosti che aspettano solo di venire mostrati. La cultura è un bene di tutti, non solo in senso classico, ma anche in uno economico e turistico. Con la cultura si cresce».