Grande Fratello nelle aziende«Così si stana il lavoro grigio»

La Prealpina - 30/06/2017

Una App per provare la propria presenza sul luogo di lavoro ed eventuali abusi in materia di orari e contratti: è la novità lanciata dalla Cisl dei laghi che, davanti a un controllo tecnologico sempre più invasivo, risponde con la stessa moneta pensando a uno strumento hi-tech che tuteli i dipendenti. Si tratta di un’applicazione per smartphone, per ora disponibile su Android e presto anche su i-Phone, che funziona con la geolocalizzazione. In pratica, una volta scaricata, consente di “disegnare” il perimetro della propria azienda su Google Maps: e il lavoratore viene registrato in modo automatico. Una sorta di “cartellino” ma con la finalità contraria, non per stanare chi imbroglia, ma per difendere chi è costretto a lavorare di più pur senza garanzie.

«In particolare pensiamo a quella fetta di mercato “grigio”, non nero, non del tutto irregolare, ma nemmeno trasparente – hanno spiegato nella sede sindacale di via Luini Antonio Mastroberti, responsabile dell’ufficio vertenze, e Cristina Calvi a capo dell’ufficio studi -. Per i primi sei mesi la App sarà gratuita, poi avrà un costo simbolico di 1 euro al mese, come un caffè. Si potrà scaricare una sorta di tabulato con l’elenco delle proprie presenze: questa prova non potrà essere la sola, ma avrà valore anche in caso di controversia davanti a un giudice. Per ora abbiamo decine di richieste ma nemmeno una causa con questo nuovo servizio, siamo solo all’inizio».

La App “Strajob” è stata pensata per chi è assunto part-time ma in realtà lavora a tempo pieno; per chi è in regola ma con orari molti più larghi di quelli dichiarati ufficialmente; per chi non ha copertura contrattuale e assicurativa; per chi non si vede pagati gli straordinari. Gli uffici vertenze vogliono dunque dimostrare che si è pagati meno del giusto. «Spesso succede che gli straordinari siano forfetizzati o pagati fuori busta – incalzano i due responsabili -. Attualmente fare causa su questi temi è impossibile. Spesso poi non si riesce a contare sui colleghi che, per paura di perdere anch’essi il posto, non si prestano a testimonianze. I settori più esposti sono la ristorazione (dove il 50 per cento degli straordinari sfugge alla busta paga), i servizi e l’edilizia, mentre risultano quasi del tutto esclusi i grandi gruppi industriali dove ci sono badge e cartellini».

La App è già operativa e si sta sperimentando con i primi dati, senza la pretesa di dare una prova unica valida al 100 per cento, ma un supporto alle cause da incrociare con altri dati. «La sensazione è che con l’abbassamento delle tutele ci sia ancor meno rispetto delle regole – aggiunge Mastroberti -. Il lavoro nero è raro perché ha conseguenze penali importanti, mentre è la zona grigia che preoccupa: contratti a chiamata che in realtà nascondono persone a tempo pieno, che però perdono in parte contributi e Tfr. In generale, poi, sta aumentando il contenzioso, paradossalmente quando molti dicono che si sta uscendo dalla crisi. Molti lavoratori arrivano ad ammalarsi per il lavoro, per come vengono trattati. Spesso si assiste ad atteggiamenti vessatori, cattivi, disumani. Purtroppo in Italia vige ancora la cultura padronale del comando: maltrattare i dipendenti è considerato quasi norm