Goglio Multinazionale formato famiglia. A Varese c’è

La Prealpina - 23/06/2017

principio, nel 1850, furono i sacchetti di carta, oggi, dopo 167 anni, c’è una multinazionale a conduzione familiare, targata rigorosamente Varese. Si chiama Goglio e il marchio è conosciuto in tutto il mondo per la qualità dei suo imballaggi e per quel sistema integrato battezzato come “fres.co” , creato dentro i suoi capannoni che oggi è sinonimo di confezionamento completo. Dentro i reparti di Daverio, infatti, arriva dall’esterno soltanto la materia prima (i film) che viene lavorata e trasformata in “sacchetti” che rispondono alle più differenti esigenze dei clienti. Il tutto in un mix perfetto di tradizione e tecnologia. Insomma, alle porte di Varese, quella che oggi tutti chiamano industria 4.0 è già realtà. E non da ieri, ma da anni.

«Noi lavoriamo sull’industria 4.0 dagli anni Duemila – ha spiegato ieri il presidente Franco Goglio che negli anni Sessanta decise di costruire la fabbrica a Daverio – e ci abbiamo sempre creduto. Ora credo che i provvedimenti adottati dal governo in tal senso, siano la novità più importante degli ultimi anni. IL nostro intento è sempre stato quello di dare valore aggiunto alla tradizione».

E, girando tra i reparti produttivi, viene da dire che ci siano riusciti. Lo dicono innanzi tutto i numeri. La Goglio fattura 341 milioni di euro e, complessivamente, dà lavoro a 1600 persone, mille delle quali in Italia. A Daverio ce ne sono 740, tutti sicuri di un principio che ha sempre guidato la famiglia Goglio: nel momento in cui una macchina riesce a svolgere le mansioni di un dipendente, per lui ce ne deve essere già pronta un’altra. Come dire: innovazione sempre, ma nessuno viene lasciato a casa. E così, negli oltre 160 ani di storia, Goglio ha “colonizzato” anche il mondo, con sei stabilimenti in Europa, due negli Stati Uniti e due in Cina.

A farla da padrone, tra gli imballaggi flessibili, è ancora il caffè, quell’alimento da cui ebbe inizio tutto. Oggi copre il 54% della produzione, mentre un 21% viene riservato all’asettico (in modo particolare per i pomodori e la verdura), un 10% per l’alimentare in genere e un 11% per la produzione industriale. Lo stampaggio, la lavorazione sulle macchine, i controlli di qualità, sono tutti realizzati all’interno della fabbrica: dal film agli imballaggi flessibili, reinventandosi sempre. «Proviamo a trovare sempre soluzioni nuove – conclude Goglio – Non sempre ci riusciamo, ma ci proviamo».