Gli operai specializzati scarseggiano in Ticino

La Prealpina - 30/08/2017

Sono anni che le imprese varesine, specialmente le Pmi, lamentano la carenza di operai specializzati. La colpa? Da una parte una scuola poco formativa e le vocazioni limitate degli studenti per gli indirizzi tecnici, dall’altra la concorrenza col Canton Ticino che porta a sé molta manodopera specializzata, attirata da uno stipendio migliore. Se nel caso dei problemi relativi alla formazione scolastica, negli ultimi anni, si è assistito a dei miglioramenti, la Svizzera resta un concorrente molto forte per gli operai specializzati che servirebbero anche al tessuto economico prealpino. In un contesto del genere, nel territorio varesino deve suonare come un ulteriore campanello d’allarme lo studio recentemente pubblicato da Credit Suisse che evidenzia come «oltre la metà delle aziende svizzere che assumono fatica a trovare candidati idonei per le posizioni vacanti. Circa un quarto delle 1.900 Pmi intervistate è addirittura interessato da una carenza acuta di personale specializzato». Il problema colpisce, in misura inferiore, anche il Canton Ticino dove, comunque, «sembrerebbe ci sia un vantaggio dal numero particolarmente elevato di frontalieri». Ma se il problema dovesse acuirsi, potrebbero esserci problemi anche nel Varesotto visto che, a quel punto, come in una sorta di calciomercato industriale, crescerebbe la pressione della “campagna acquisti” verso i migliori prodotti del vivaio di operai specializzati prealpini. La ricerca di Credit Suisse è interessante in un altro aspetto: secondo quanto emerge, nei prossimi anni i due megatrend globali saranno l’invecchiamento demografico e la digitalizzazione. «Essi – come si legge – plasmeranno il mercato del lavoro e di conseguenza la situazione in termini di personale specializzato». Come e perché? Nel prossimo decennio la generazione dei baby boomer andrà in pensione. In luogo degli 88.000 neo-pensionati rilevati nel 2015, nel 2030 saranno oltre 125.000 le persone a raggiungere l’età pensionabile ordinaria.

Di conseguenza nei prossimi anni un numero crescente di lavoratori dovrà essere progressivamente sostituito. Coi frontalieri? Probabile. Anche l’automazione e la digitalizzazione potrebbero compensare gli effetti della stagnazione demografica della popolazione attiva che, tuttavia, «comporta anche un ulteriore fabbisogno aggiuntivo di personale specializzato».

Già, perché non si potrà dare in mano una macchina da milioni di euro a qualcuno con la licenza media. Tradotto: le parole d’ordine per trovare lavoro in futuro sono: formazione continua e specializzazione.