Gli affreschi tornano all’antico splendore

La Prealpina - 24/01/2019

ANGERA – La Rocca di Angera si rifà il look. Prosegue l’intervento di restauro iniziato nel 2017 e finalizzato al recupero degli affreschi strappati da Palazzo Borromeo di Milano e ubicati nella sala delle Cerimonie del maniero. «Il restauro è finalizzato all’eliminazione delle deformazioni della superficie, al consolidamento e pulitura della stessa eliminando gli strati di sporco e i restauri alterati presenti sulla pellicola pittorica» spiega Giorgia Meretti, Communication Manager per le proprietà borromee. «Palazzo Borromeo a Milano fu fatto erigere e decorare da Giovanni e Vitaliano Borromeo nella prima metà del 1400. Il bombardamento del palazzo milanese, avvenuto tra il 10 ed il 16 agosto 1943, comportò la distruzione di parte dell’edificio. Dalle macerie emersero così alcuni affreschi precedentemente nascosti da decorazioni posticce, che furono quindi strappati e trasportati su tela da Ottemi della Rotta nel 1946. Il 5 agosto 1954 gli affreschi furono trasportati poi ad Angera ed esposti nella sala delle cerimonie ove tutt’ora sono esposti». Il lavoro di restauro si sta svolgendo su due dei frammenti più grandi raffiguranti “La raccolta della frutta” e “Uomini e donne in una nave”. L’affresco con la “Raccolta della frutta” era probabilmente collocato in origine nella stanza del palazzo milanese occupata dall’archivio. La scena descrive su uno sfondo animato da montagne e acque, due paggi che raccolgono frutti, forse melograni. L’origine e la paternità di questo affresco rimandano plausibilmente al 1445, anno dell’ottenimento da parte di Vitaliano I del titolo comitale. «Il secondo grande affresco restaurato rappresenta invece un gruppo di persone colte in atteggiamenti diversi all’interno di una nave: la mano questa volta è con ogni probabilità quella di Michelino da Besozzo. Altra opera in restauro è il grande stemma gentilizio di casa Borromeo (800 x 500 centimetri) realizzato sopra il portale in conci di pietra d’Angera che porta alla corte d’onore del castello e che mostrava un avanzato stato di degrado, essendo esposto alle precipitazioni. L’affresco si presentava ormai evanescente e quasi illeggibile, ma il restauro lo ha riportato a un buon livello. Nello stemma sono presenti l’unicorno rampante (simbolo di onore, valore e devozione) e il dromedario nella cesta (simbolo di obbedienza, pazienza e fedeltà), entrambi parte dello stemma araldico di casa Borromeo.