Giù gli incentivi: assunzioni in calo «Il futuro? Puntare sulle imprese» di Matteo Fontana I dati a livello nazionale, sull’andamento del mercato del lavoro nel nostro Paese, diffusi dall’Inps sono quanto mai chiari e inequivocabili; nei primi tre mesi del 2016, nel settore privato, ci sono state 188mila assunzioni, con una diminuzione del 12.9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La situazione peggiora se si vanno ad esaminare i contratti a tempo indeterminato, quelli del Jobs Act, senza articolo 18; in questo caso, il calo è ancora più evidente, con un – 33.4%. Una diminuzione netta, riconducibile quasi certamente al fatto che i contratti firmati lo scorso anno prevedevano incentivi statali con uno sconto massimo di 8.060 euro all’anno per tre anni, mentre quelli firmati nel 2016, dopo le modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità, prevedono uno sconto massimo di 3.250 euro all’anno per due anni; una differenza sensibile, anche se in ogni caso, il saldo tra assunzioni e cessazioni, resta positivo anche nel primo trimestre dell’anno. Congiuntura non brillante Abbiamo chiesto al presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese Riccardo Comerio, di commentare questi dati e di fare un ragionamento di lungo periodo sulla situazione del mercato del lavoro italiano. «Il calo delle assunzioni a tempo indeterminato non stupisce ed era atteso, anche nelle dimensioni – premette il leader degli industriali varesini – La dinamica è del tutto naturale; di fronte a una riduzione degli sgravi contributivi, diminuiscono anche gli inserimenti stabili nel mercato del lavoro». La situazione che i dati dell’Inps hanno messo in luce nel primo trimestre del 2016, hanno avuto il merito di evidenziare un problema storico su cui gli imprenditori battono il chiodo da tempo, ovvero il costo del lavoro. «Il problema sta – prosegue Comerio – non solo nell’andamento congiunturale dell’economia, che non è certo stato brillante in questo inizio anno, ma anche e forse soprattutto dal costo del lavoro nel nostro Paese; ha ragione chi oggi chiede una riduzione strutturale degli oneri che pesano sui contratti di lavoro». Il presidente di Univa fa poi un invito agli addetti ai lavori, ad evitare «la smania del dibattito economico e politico di rincorrere la statistica di giornata, l’ultimo andamento congiunturale e da lì trarre conclusioni sulla situazione produttiva e sullo stato di salute della nostra economia». Bisogna saper guardare oltre, al medio e lungo periodo. «Dobbiamo astrarci – sottolinea Comerio – da questo comportamento che giudica riforme, politiche e decisioni sui risultati di breve periodo; oggi più che mai, dobbiamo impostare una coerente politica industriale che traghetti il Paese verso la crescita. Su questo sguardo al domani dobbiamo giudicare le riforme appena introdotte riguardo al mercato del lavoro che, al di là dei numeri congiunturali, vanno comunque nella giusta direzione;

I dati a livello nazionale, sull’andamento del mercato del lavoro nel nostro Paese, diffusi dall’Inps sono quanto mai chiari e inequivocabili; nei primi tre mesi del 2016, nel settore privato, ci sono state 188mila assunzioni, con una diminuzione del 12.9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La situazione peggiora se si vanno ad esaminare i contratti a tempo indeterminato, quelli del Jobs Act, senza articolo 18; in questo caso, il calo è ancora più evidente, con un – 33.4%. Una diminuzione netta, riconducibile quasi certamente al fatto che i contratti firmati lo scorso anno prevedevano incentivi statali con uno sconto massimo di 8.060 euro all’anno per tre anni, mentre quelli firmati nel 2016, dopo le modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità, prevedono uno sconto massimo di 3.250 euro all’anno per due anni; una differenza sensibile, anche se in ogni caso, il saldo tra assunzioni e cessazioni, resta positivo anche nel primo trimestre dell’anno. Congiuntura non brillante Abbiamo chiesto al presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese Riccardo Comerio, di commentare questi dati e di fare un ragionamento di lungo periodo sulla situazione del mercato del lavoro italiano. «Il calo delle assunzioni a tempo indeterminato non stupisce ed era atteso, anche nelle dimensioni – premette il leader degli industriali varesini – La dinamica è del tutto naturale; di fronte a una riduzione degli sgravi contributivi, diminuiscono anche gli inserimenti stabili nel mercato del lavoro». La situazione che i dati dell’Inps hanno messo in luce nel primo trimestre del 2016, hanno avuto il merito di evidenziare un problema storico su cui gli imprenditori battono il chiodo da tempo, ovvero il costo del lavoro. «Il problema sta – prosegue Comerio – non solo nell’andamento congiunturale dell’economia, che non è certo stato brillante in questo inizio anno, ma anche e forse soprattutto dal costo del lavoro nel nostro Paese; ha ragione chi oggi chiede una riduzione strutturale degli oneri che pesano sui contratti di lavoro». Il presidente di Univa fa poi un invito agli addetti ai lavori, ad evitare «la smania del dibattito economico e politico di rincorrere la statistica di giornata, l’ultimo andamento congiunturale e da lì trarre conclusioni sulla situazione produttiva e sullo stato di salute della nostra economia». Bisogna saper guardare oltre, al medio e lungo periodo. «Dobbiamo astrarci – sottolinea Comerio – da questo comportamento che giudica riforme, politiche e decisioni sui risultati di breve periodo; oggi più che mai, dobbiamo impostare una coerente politica industriale che traghetti il Paese verso la crescita. Su questo sguardo al domani dobbiamo giudicare le riforme appena introdotte riguardo al mercato del lavoro che, al di là dei numeri congiunturali, vanno comunque nella giusta direzione; se il Jobs Act sia una buona legge, lo potremo giudicare solo tra due o tre anni, non certo nel 2016». Non sono insomma gli sgravi fiscali o i vari incentivi a determinare, da soli, un incremento dell’occupazione. «L’andamento delle dinamiche delle assunzioni – continua il leader di Univa – è strettamente legato all’andamento economico che potrà tornare favorevole solo se porremo l’impresa al centro delle politiche economiche, perché sono le imprese a creare lavoro». Il progetto Varese Welfare Un altro elemento chiave è quello del welfare, che sta diventando sempre di più aziendale. «Ben venga dunque – dichiara Comerio – l’imposizione agevolata dei servizi di welfare aziendale, introdotta dal primo gennaio con la legge di Stabilità 2016; un provvedimento che va nella giusta direzione e che, come Univa, vogliamo indirizzarci con convinzione, attraverso la promozione di politiche di conciliazione lavoro famiglia tra le imprese del territorio, attraverso il nostro progetto “Varese Welfare”». Progetto che permette a qualsiasi impresa associata di adottare, a costo zero, politiche di welfare a vantaggio dei propri lavoratori, dall’educazione dei figli, all’assistenza agli anziani