Giovani senza lavoroSituazione drammatica

La Prealpina - 02/02/2017

Ancora troppi giovani senza lavoro: il grido d’allarme arriva anche dal territorio, all’indomani della pubblicazione dei dati Istat che fotografano una situazione difficile per le nuove generazioni. Il tasso di disoccupazione complessivo si fissa al 12%, ai massimi da giugno 2015, mentre quello dei giovani tra i 15 e i 24 anni torna sopra quota 40%. E qui si annida la massima preoccupazione anche nel Varesotto: secondo il sito camerale Osserva (dati 2015) in provincia risultava disoccupato il 32,1 % nella fascia 15-24, il 10,6% fra 25-34 anni, solo il 6,6% dai 35 anni in su (ma siamo al 23,3% nella zona 15-29 e al 23,4% fra 18 e 29). In media il totale si ferma al 9%. «Ma il fatto che a livello nazionale si sia sfondato il 40% di disoccupazione giovanile è un fatto molto grave – commenta il segretario generale della Cgil di Varese Umberto Colombo -. Una volta venuti meno gli sgravi fiscali del Jobs Act le assunzioni sono calate.

Deve farci riflettere che questa situazione si registri quando i giovani hanno il livello di istruzione più alto di sempre». Il numero uno del maggior sindacato sottolinea in questo senso l’importanza delle due università, l’Insubria e la Liuc: «In provincia abbiamo questo enorme potenziale migliorato negli anni: giusto puntare a livelli di istruzione elevati ma con lo sforzo dell’intero territorio. Dobbiamo costruire oggi le condizioni perché ci siano possibilità di sviluppo occupazionali, senza costringere le nuove leve ad andare in altre zone o addirittura in altri stati».

Al centro dell’attenzione anche il sistema della formazione con un focus mirato sul manifatturiero, «con collegamenti sempre più stretti con l’economia varesina – continua Colombo -. Le aziende che hanno abbassato i costi e i diritti dei lavoratori sono uscite dal mercato. E al contrario quelle che hanno puntato su tecnologia, innovazione, formazione e riqualificazione hanno saputo superare la crisi senza ledere i servizi dei collaboratori». Insomma la Cgil rivendica anche di «aver avuto ragione nelle nostre battaglie – dice il segretario provinciale -. E continueremo a portarle avanti: sabato 11 febbraio faremo un presidio anche a Varese per lanciare la campagna su due referendum, per un doppio sì all’abolizione dei voucher e alla responsabilità solidale negli appalti».

Un fronte su cui i sindacati sono uniti: la Cisl dei laghi invita però a considerare che «i dati Istat sono discutibili perché raggruppano i giovani dai 15 anni, quando molti sono alle superiori – sottolinea il segretario Gerardo Larghi -. Resta il problema dell’accesso dei ragazzi al primo lavoro: bisogna accompagnarli potenziando il dialogo scuola-aziende, puntando sui contenuti formativi e i curricula, come abbiamo fatto nell’accordo sull’apprendistato sottoscritto per artigianato e commercio».

Decisiva poi la formazione continua, «visto che ogni cinque anni le conoscenze diventano obsolete. Bisogna mettere in campo una rete trasversale che faccia incontrare tutti gli attori. Solo il lavoro crea lavoro».

Non bastano leggi e iniziative istituzionali. Per il segretario Uil Antonio Massafra, «si sono esauriti gli effetti dei 10 miliardi di decontribuzione. I pochi giovani che entrano trovano lavori a tempo determinato con posizioni sempre più precarie.

Gli accordi sul lavoro anche a livello territoriale servono ma muovono piccoli numeri. Serve un patto per il lavoro con forti incentivi nelle costruzioni, perché ogni edile al lavoro genera altri 7 posti e ogni miliardo nell’edilizia crea 23mila posti. E poi bisogna riformare le pensioni perché manca il ricambio generazionale: devono bastare 41 anni. Altrimenti avremo ancora i nonni che mantengono i nipoti».