Gioiellerie sopravvissute al “pensierino”

La Prealpina - 15/06/2017

Un settore che forse non scintilla come in passato, ma che ha dimostrato di sapere resistere con la durezza di un diamante alla crisi economica: in Italia e in provincia. Un quadro di equilibrio emerso lunedì scorso nel corso dell’assemblea Orefici e Gioiellieri della provincia di Varese della galassia Ascom Confcommercio (circa 150 le aziende associate, compresi gli orologiai).

Nella sede di via Valle Venosta gli imprenditori, guidati da Marco Parravicini, si sono confrontati sul doppio tema “Conoscere il mercato per costruire nuove strategie di comunicazione del punto vendita-Presentazione dei dati andamento vendite e criticità delle aziende del settore”. Durante l’appuntamento, riservato agli associati, c’è stata anche la presentazione dei risultati del questionario annuale di valutazione delle aziende del settore, con l’analisi dei dati sull’andamento delle vendite, le prospettive per l’anno in corso e le criticità legate all’attività imprenditoriale nel commercio dei preziosi nel nostro territorio.

Il professor Leonardo Cilia, consulente e formatore per l’area marketing e vendita di importanti gruppi internazionali di questa categoria, ha poi tenuto una relazione in merito alle strategie di comunicazione del punto vendita di settore. «Il nostro settore rispecchia l’andamento dell’economia generale, senza exploit vertiginosi – spiega Parravicini -, i negozi hanno resistito negli anni e non ci sono state chiusure superiori al previsto, nonostante una certa difficoltà a rimpiazzare un punto vendita chiuso con la stessa tipologia, visto che l’investimento è molto specifico e rilevante. Ma ci sono stati importanti cambiamenti: l’abbassamento dello scontrino medio è un dato di fatto, insieme all’offerta di prodotti a costi più contenuti e al cosiddetto “pensierino”. Una cosa positiva è il calo dell’acciaio insieme al ritorno dei materiali preziosi come oro e argento, con prezzi comunque competitivi». Si sono anche differenziati i target, fra operatori che puntano su offerte più commerciali e altri di livello più alto, in particolare nei centri storici.

«I colossi nei grandi centri sono forti nella fascia medio-bassa, mentre nei negozi tradizionali arriva una clientela in cerca di servizi e qualità, pur con un buon rapporto qualità-prezzo – conclude Parravicini -. A settembre proseguiremo nel nostro percorso di formazione per applicare anche nei nostri punti vendita i metodi delle grandi griffe basati sulla shopping experience».