Già a Villa Mirabello i dipinti di Guttuso e le foto del maestro

I colori di Renato Guttuso, le “vibrazioni cromatiche” inconfondibili dei suoi dipinti.

E il fascino discreto, ma non meno profondo, di vecchie foto in bianco e nero, scattate al maestro dall’assistente e fedele amico Nino Marcobi e custodite fino a oggi negli album di famiglia: ritratti dell’artista al lavoro davanti alla tela, testimonianze puntuali dell’atto creativo.

Di ora in ora, nelle sale di Villa Mirabello, prende forma la grande mostra che Varese dedicherà al pittore di Bagheria e di Velate: un progetto accarezzato dall’Amministrazione comunale per almeno diciotto anni e, finalmente, realizzato grazie alla disponibilità della Fondazione Pellin e di altri collezionisti privati. Non una semplice, per quanto prestigiosa, rassegna espositiva quella che sarà inaugurata sabato nella sede dei Musei civici: piuttosto «un inizio, il primo atto di un nuovo percorso» come sottolinea la curatrice Serena Contini.

Le opere che saranno proposte al pubblico fino al 6 gennaio 2020 in sette sale di Villa Mirabello, resteranno infatti nella residenza settecentesca sulla collina dei Giardini Estensi anche dopo la chiusura della mostra. La Fondazione Pellin le ha infatti concesse in comodato all’Amministrazione comunale e, sebbene in un allestimento diverso, diventeranno parte del patrimonio artistico della città e potranno essere prestate o “scambiate” temporaneamente con capolavori conservati nei musei di altre città, «contribuendo così ad arricchire nel tempo l’offerta culturale varesina» come hanno ribadito nei giorni scorsi il sindaco Davide Galimberti e l’assessore Roberto Cecchi.

Ieri, intanto, a Villa Mirabello sono arrivati i primi dipinti. Ad accoglierli e a posizionarli sui pannelli di supporto l’équipe di tecnici incaricati dell’allestimento.

Tra gli altri, il triplice autoritratto “L’atelier” e il “Van Gogh porta il suo orecchio tagliato al bordello di Arles”, completato da Guttuso nel 1978 e scelto per la copertina del catalogo della mostra: un volume di 96 pagine pubblicato dalle edizioni Nomos .

«Un’opera emblematica» si limita a osservare Serena Contini che ha raccolto, organizzato e riproposto una rigorosa selezione di documenti, immagini fotografiche inedite e «parole di Guttuso» che accompagneranno i visitatori lungo il percorso «perché sia lui stesso, ancor prima dei critici, a raccontare la propria arte».