Germignaga Cumdi, la Svizzera si fa avanti

Per l’azienda Cumdi di Germignaga si è chiusa con fragore una porta e si è aperto un enorme portone. La ditta ad alta specializzazione nel settore della meccanica di precisione – dopo le difficoltà burocratiche che hanno determinato l’impossibilità di aprire una seconda azienda sul territorio, questa volta a Cugliate Fabiasco – è stata infatti visitata da funzionari del Canton Ticino intenzionati a conoscere meglio il proprietario, Giuseppe Niesi, per trasferire il suo stabilimento oltre frontiera. Nei giorni scorsi il nostro giornale ha narrato il botta e risposta tra la ditta e il Comune di Cugliate Fabiasco.

Secondo l’amministrazione un permesso scaduto ha bloccato tutto, secondo la Cumdi non c’è stata comunicazione precisa in merito nei tempi necessari.

In breve, Niesi fa i suoi passi per acquistare un terreno dove edificare uno stabilimento per la sua azienda accanto alla quale sarebbero sorti, a spese della ditta, una postazione per la protezione civile di 250 metri, un orto didattico, un auditorium per la musica con grande attenzione all’ambiente.

«Questo – dice Niesi – è quello che prevedeva la convenzione portata avanti. Sono amareggiato per come sono andate le cose con l’Amministrazione di Cugliate Fabiasco e non solo per i soldi spesi per il terreno e per le pratiche burocratiche che alla fine sono arrivate a 314 mila euro tra architetto, geometri, azienda per l’intervento preliminare sul terreno, notaio e geologo compreso. Credo, ma questo è il mio personale pensiero, che un Comune debba prestare più che la solita attenzione quando arrivano dalle proprie parti progetti come questo che significano posti di lavoro (una trentina considerando anche l’indotto, ndr), sviluppo e migliore qualità della vita».

Il presidente dell’azienda di Germignaga non entra, per ora, in meriti legali che pure potrebbero investire questa vicenda e che vedono una serie di date e scambi di corrispondenza che lo hanno lasciato esterrefatto.

«Forse il primo cittadino – prosegue – avrebbe potuto fare proposte fattibili per sanare una vicenda che ha visto anche un mio dipendente, colui che aveva la delega per seguire questa acquisizione dal principio, rassegnare persino le proprie dimissioni». Il patron della ditta nel luinese precisa tuttavia subito che non chiuderà lo stabilimento di Germignaga. «Assolutamente no – spiega – questa realtà non si tocca ma è del tutto evidente che la visita ricevuta dagli svizzeri non solo ci lusinga ma è allettante dal punto di vista professionale. Credo che l’Italia possa e debba fare di più per mettere gli imprenditori nelle condizioni di lavorare, di rimanere attivi sul proprio territorio arricchendolo non solo di posti di lavoro ma, come ho detto prima, di qualità di vita, con persone che non devono fare ore in colonna, che possono dedicare quel tempo alla propria famiglia, ai loro hobby, alla comunità. Altrettanto chiaramente dico però che se un imprenditore sano decide di lasciare l’Italia a causa di pastoie burocratiche, disservizi delle amministrazioni, lungaggini per i permessi e inefficienza della pubblica amministrazione, è difficile dargli torto». Sorride non appena chiediamo se questa “proposta di fidanzamento” con gli svizzeri si tramuterà presto in nozze. «Ci stiamo conoscendo – ribatte – e ci piacciamo. Come si dice in questi casi, se sono rose…»