Generazione smart

La Prealpina - 23/07/2020

Meno tempo sprecato nei viaggi, maggiore produttività, ma anche difficoltà di conciliazione con la famiglia. Un’immagine a due facce quella scattata sullo smart working in Lombardia e nel Varesotto: lo studio si deve agli studenti del master in Human Resources Management & Organizational Learning-Huremol della Liuc Business School e si basa su un
questionario rivolto a un data base di HR (human resources) manager nel periodo compreso tra il 22 aprile e il 10 maggio. Si cerca di capire quali strategie abbiano adottato le imprese e quali resteranno nel futuro. Perché se molti sono rientrati nei vari settori, altri continuano ancora a usufruire delle attività a distanza, grazie alle normative che tendono a confermarlo per tutto l’anno (ma manca l’ufficialità).
Sono state raccolte 233 risposte fra aziende di tutta Italia, con una prevalenza (66%) di realtà lombarde. Oltre il 50% fattura più di 50 milioni di euro l’anno.

Ne emerge un quadro chiaro: durante l’emergenza il 97% ha utilizzato il telelavoro. Il 53% già lo sperimentava prima dell’avvento del Covid-19. La maggior parte si considera molto soddisfatto (37%) o soddisfatto (44%)
rispetto all’esperienza vissuta nella propria azienda. Per l’11% è uno strumento con potenzialità.

Le criticità maggiori sono la gestione del carico di lavoro e la difficoltà nel trovare un corretto equilibrio tra vita privata e vita lavorativa.
Tra le potenzialità, l’ottimizzazione dei tempi legati agli spostamenti con conseguente riduzione dei costi (60%), l’aumento della produttività (58%), il miglioramento dell’equilibrio fra vita e lavoro – in termini di potenzialità future, una volta terminata l’emergenza e con una migliore organizzazione – (45%), il miglioramento dell’engagement e del senso di responsabilità individuale (60%).

Ad emergenza terminata, per il 50% degli Hr coinvolti lo smartworking resterà un perno della vita aziendale e per il 22% sarà comunque
utilizzato anche se non strettamente necessario. Sul tema della selezione del personale, il 59% è convinto che in futuro si preferiranno colloqui online. Tra gli elementi critici, la perdita di empatia e l’impossibilità di valutare la comunicazione non verbale e paraverbale del candidato.
Tra i vantaggi, la maggiore rapidità e oggettività. Anche sulla formazione, c’è un forte interesse per una formazione sempre più mista, fra momenti in presenza e a distanza, che permettono una personalizzazione della fruizione delle esperienze. Per il 56% la formazione in presenza sarà sempre più spesso evitata, se non per temi strettamente comportamentali.