Gallarate – «Tutti contro il Nuoto Club»E ora la piscina va a fondo

La Prealpina - 08/06/2020

Non ce l’ha fatta a stare zitta e a ingoiare il rospo. Ha scritto un post su Facebook – che ha subito raccolto parecchio gradimento – in cui rivendica l’orgoglio del Nuoto Club (lei che è stata per anni nel consiglio direttivo) e sintetizza le occasioni perse dalla piscina Moriggia.

La rabbia e l’amarezza

L’autrice del messaggio è Barbara Allaria, sportiva, manager della International Service, nonché moglie di Gianni Leoni, l’allenatore di Arianna Castiglioni e di altri azzurri del nuoto. Per anni ha seguito vita, morte e miracoli dell’impianto natatorio gallaratese. Poi, da quando il Nuoto Club si è spostato a Jerago, l’ha osservato meno da vicino ma non l’ha perso di vista. E il suo commento di fronte alla mancata apertura della Moriggia per la stagione estiva (salvo che ciò avvenga in netto ritardo rispetto agli anni scorsi) è espressione della rabbia e dell’amarezza di tutti coloro che hanno amano la piscina e che ora la vedono colare a picco.

La società costretta a emigrare

Al centro della sua riflessione c’è il Nuoto Club: «Contro la società gallaratese, “rea” di avere ceduto ad Amsc la propria bellissima scuola nuoto, dedicandosi solo all’agonismo e così, inevitabilmente, accumulando un debito inferiore ai 100mila euro (tuttora puntualmente oggetto di un piano di rientro, onorato), per anni è stata condotta una vergognosa crociata. Che ha costretto infine il club ad emigrare e poi, praticamente, a scomparire». A cosa è valsa tutta questa manovra? «Adesso, un debito di oltre 300mila euro accumulato in un solo anno da un “rinomato e conosciuto” (da chi?) gestore e impianto desolatamente chiuso». Una tristezza, tanto più che Allaria ricorda un passaggio nella travagliata storia degli ultimi anni di Moriggia: «L’amministrazione comunale ha detto no alla federazione italiana nuoto, interessata a rilevare il tutto». Un’occasione persa che non si può più recuperare ma che testimonia un fatto: la Moriggia era un vanto per Gallarate ora è diventata un impiccio.

Le promesse e il debito

Con un misto di rabbia e di ironia vale la pena, allora, riascoltare quello che il sindaco Andrea Cassani disse in consiglio comunale il primo luglio dell’anno scorso rispondendo a un question time del Partito democratico sulla piscina, quando affermò che, «non solo non avremo questi costi (l’esercizio 2018 aveva chiuso con una perdita di 710mila euro, ndr) ma dalla piscina potremmo arrivare a guadagnare 200-240mila euro garantendo un servizio competitivo perché lo Sporting Club Verona è una società che gestisce parecchi altri impianti efficienti e funzionanti. Una società seria che sa fare il suo lavoro».

La verità è che, sinora, è stato accumulato un debito (come affermato dallo stesso primo cittadino nel consiglio comunale del 26 maggio) pari a 306mila euro. Non solo. Non si sa neppure quale potrà essere il futuro della struttura di via Croce che necessita di una ripartenza rapida se non vuole finire in malora. Ciò a ribadire l’attualità dell’accorato appello di Barbara Allaria. Poche parole per riassumere una storia di errori e il rincrescimento di un’intera città. E non solo.