Gallarate Sfregio ai capitani d’industria

La Prealpina - 14/01/2019

L’ennesimo allarme sul cimitero monumentale di viale Milano arriva addirittura da Legnano. Ed è questo: la cappella nella quale ci sono le spoglie della famiglia Cantoni, la seconda sul filare di destra (entrando dall’ingresso principale) del Famedio, versa in un degrado paragonabile a quello di un camposanto abbandonato da decenni. L’immagine è desolante. Perché oltre il portale si vedono chiaramente i resti frantumati dell’enorme lapide a memoria di Eugenio, nato nel 1824 e morto nel 1888, che fu il successore di Costanzo (1800- 1876), cioè il primo, vero e moderno imprenditore cotoniero italiano che creò l’industria tessile in città, a Castellanza e appunto all’ombra dell’Alberto da Giussano. Ma questa è soltanto una delle ultime pecche di un luogo che dovrebbe essere tenuto per il gioiello qual è, visto il valore delle opere monumentali presenti, e che invece deve periodicamente aggiungere all’elenco il nuovo guaio. Basti pensare all’ondata di furti di rame, statue e figure massoniche registrata lo scorso agosto.

Arriva da fuori dei confini comunali l’ennesimo allarme — e non è un particolare indifferente — perché il disastro alla cappella Cantoni è stato notato dal consigliere comunale legnanese di opposizione Daniele Berti (Movimento X Legnano). Il quale, appassionato di storia locale, ha dato sfogo allo sdegno sul suo blog: «Non ci posso credere, uno sfregio alla gloriosa famiglia di industriali che non ha senso di esistere. Se poi ricerco su Google qualche notizia sul cimitero centrale di Gallarate, lo trovo tra i “luoghi del Fai” e mi domando come mai nessuno si sia accorto di questo stato di abbandono totale». Già.

La segnalazione risale a qualche giorno fa. Ieri pomeriggio non era cambiato nulla. Guardando oltre il ricamo ferreo delle porte della cappella Cantoni si vedevano macerie a terra e arbusti rinsecchiti che si erano fatti largo nel cemento, il tutto contornato da frammenti, polvere e foglie. E se il resto di quest’ala di Famedio era tutto sommato a posto (da rimarcare: ben curata la cappella Gilli), il filare di sinistra non versa in buone condizioni: si nota abbandono.

Non sta meglio, per quanto più pulita di qualche anno fa (nel 2014 ci fu l’allarme guano di piccioni e nel 2017 un appello per la sua sistemazione), la cappella Ponti. In pratica, il pezzo pregiato del cimitero, collocato al suo centro, che fu firmata dall’architetto Boito. È una perla dell’intera città ed è molto apprezzata anche dal critico d’arte Vittorio Sgarbi. Non è difficile, però, inquadrarla come luogo dimenticato fino a quando non capita di celebrarvi cerimonie religiose in occasione di ricorrenze. Certo, non ci sono più i rifiuti, ma le architetture ben tenute sono un’altra cosa