Gallarate Niente sgambetti, passa il Pgt

Favorevoli: Forza Italia, Lega, Donato Lozito e La tua Gallarate 9.9, per un totale di 13 consensi. Contrari: nessuno. Astenuti: nessuno. Non partecipanti al voto: Partito democratico, Città è Vita e i due ferrazziani del Gruppo misto, tutti usciti dall’aula all’alzata di mano. Assenti giustificati Giuseppe De Bernardi Martignoni (Fratelli d’Italia) e il giovane leghista Nicolò Postizzi. Così la seconda Variante generale al Piano di governo del territorio, voluta fortemente dal centrodestra per cambiare quella lasciata in eredità dal precedente esecutivo di centrosinistra, viene adottata. Ieri alle 21.15 in Consiglio comunale. Con una piccola, ma sostanziale variazione negli assetti di maggioranza e minoranza che per l’occasione vedono confluire nella prima il leader di 9.9 Rocco Longobardi, aprendo a nuove dinamiche per la seconda parte del mandato amministrativo, e spostarsi nella seconda i due di Libertà per Gallarate Luigi Fichera e Luca Carabelli, fedeli alla linea della discrezionalità a seconda del tema. La geografia Questo è l’epilogo di una seduta tutto sommato filata liscia: senza i temuti, dal presidente consiliare Lozito e non solo, comportamenti sopra le righe come in commissione. E sarebbe strano se fosse diverso il risultato. Perché già nelle premesse, con inizio dei lavori anticipato alle 18.15 ed evasione veloce di question time e comunicazioni in modo da arrivare velocemente all’argomento forte, appunto il Pgt, c’è una modifica della geografia nell’aula di Palazzo Broletto. Si capisce in un amen con le due mosse lampo del Pd per voce del capogruppo Giovanni Pignataro che, facendo leva anche sul report di Arpa, prima pone la pregiudiziale e poi chiede la sospensiva dell’adozione per i dubbi sul bilancio ecologico che secondo il centrosinistra sballa di 232mila metri quadrati minando l’impegno al consumo di suolo zero. Tesi sostenuta dal voto dai ferrazziani («Bisognava confrontarsi con il piano più restrittivo», è la spiegazione del gruppo guidato da Fichera), ma bocciata dai 9.9. Quindi, respinta dalla maggioranza variata. La garanzia Del resto, i dubbi di Pd e CèV sono rispediti al mittente dal leghista Corrado Canziani, che è presidente della commissione Territorio, sia al momento di rispondere alle richieste di pregiudiziale e sospensiva, sia durante il dibattito. Alla base di entrambi i suoi discorsi c’è una garanzia: «Non c’è consumo di nuovo suolo. E il documento di Arpa va guardato nella sua interezza. Mentre il rilievo dei 232mila metri quadrati è totalmente falso». Intorno a questo concetto si compatta la nuova maggioranza. Gli spunti Una maggioranza che prende nuova forma nel momento in cui l’assessore Alessandro Petrone (Urbanistica), illustrando la sua Variante, schiaccia l’occhio a Longobardi: «Gli spunti arrivati in commissione noi li abbiamo raccolti». Un invito a nozze. Infatti, Longobardi in fase di dibattito sottolinea il valore della «pianificazione partecipata» e ricorda come la sua lista abbia «partecipato attivamente a tutto il percorso», poi alla dichiarazione di voto conferma che il suo sì è dettato dal fatto di «aver accolto positivamente la sfida» e dalla convinzione che «una variante fosse necessaria». Il coraggio Così, per chi arriva, qualcuno se ne va. I ferrazziani. Carabelli, annunciando che loro non voteranno questa «variante gattopardesca che non cambia nulla» pur in presenza di «investimento di soldi, persone e fatica», accusa l’amministrazio – ne: «Non abbiamo avuto il coraggio di confrontarci con il piano vigente». Quello del centrosinistra e non quello originale firmato da Massimo Bossi. Quindi, una posizione completamente all’opposto del giudizio rimarcato dal sindaco Andrea Cassani, rivolgendosi a Pd e CèV, sul documento poi adottato: «Non è perfetto, è migliorabile, ma è sicuramente migliore del vostro».

Dalla decrescita infelice ai nuovi investimenti

«Un lavoro per ridare luce a Gallarate e renderla più attrattiva e accogliente». Sintetizza così, l’assessore all’urbanistica Alessandro Petrone (nella foto Blitz), la variante al Piano di Governo del Territorio che arriva in consiglio dopo un «percorso di ascolto, condivisione e partecipazione che rappresenta un unicum nel comprensorio». Poco spazio alle polemiche, molto ai ringraziamenti per la collaborazione. A partire dai gruppi della Lega e i consiglieri Fichera e Carabelli, che hanno «sensibilizzato» sul primo punto qualificante che viene elencato, «la limitazione del consumo di suolo» ottenuta grazie a una «forte accelerazione al percorso di rigenerazione urbana, di riqualificazione delle aree dismesse e riuso dell’edificato esistente attraverso meccanismi incentivanti fortemente accentuati e attraverso lo strumento tecnico del mix funzionale, ovvero la possibilità insediativa delle funzioni nobili più diverse secondo una logica di indistinzione funzionale diffusa». Strumenti, fa notare Petrone con una stoccata alle opposizioni, «mutuati da Milano, da tempo amministrata dal centrosinistra». Ma l’assessore rivendica anche gli incentivi all’«edilizia rivolta a giovani coppie, anziani, pensionati, padri separati, studenti, divorziati e in generale a tutti gli italiani con reddito minore», ma anche quelli «alle attività economiche», perché «una città senza uffici non è la città che vogliamo e non vogliamo correre il rischio che le nostre imprese se ne vadano da Gallarate». E ancora «anche qui sensibilizzati dalla Lega, la scelta chiara di andare nella direzione della tutela e del rilancio del commercio di vicinato, con limitazione delle medie strutture e impedimento assoluto all’insedia – mento della grande distribuzione», mentre parlando delle «nuove possibilità di intervento» sui centri storici, «in una logica di flessibilità superando una normativa che stagnava, ingessata da 40 anni» vengono citati i «suggerimenti di Gallarate 9.9». Al suo gruppo, Forza Italia, il merito di averlo «spronato» sulla «semplificazione delle norme e procedure». In definitiva è il piano di «un’amministrazione di pionieri, liberale, proattiva, entusiasta, protesa alla crescita e al rilancio», che cambia prospettiva al Pgt, «da un’impostazione dirigista e rivolta alla decrescita infelice ad una liberale, entusiasta e protesa a consentire il rilancio della città e ad attrarre nuovi investimenti che creino nuovi posti di lavoro»