Gallarate Nessuno sconto sulla tassa rifiuti

«Benvenuti nel mondo dei grandi. Oggi avete scoperto la differenza tra la campagna elettorale e amministrare per davvero». Con queste parole il consigliere del Partito Democratico, Margherita Silvestrini, si riferiva ai colleghi di maggioranza a margine della discussione, in consiglio comunale, sull’approvazione delle tariffe Imu, Addizionale Irpef, Tasi e Tari. Non tutto, infatti, si è discusso con la sola maggioranza presente: la parte iniziale, quella delle imposte, ha visto un acceso dibattito. Non tanto sui contenuti, prova ne è che, Tari a parte, la minoranza ha votato a favore dell’applicazione delle cifre proposte, quanto sul significato di quei numeri. «Siamo ben contenti di constatare come la nostra linea di bilancio si sia rivelata tanto corretta da essere anche mantenuta. Non eravamo dunque noi quelli della finanza creativa», sottolinea Silvestrini.

Accusa il colpo la maggioranza, ma non ci sta a vestire i panni dei prosecutori del lavoro del centrosinistra, tanto che il capogruppo di Forza Italia, Alessandro Petrone aggiunge come «non ci si dovrebbe vantare di cinque anni in cui questa amministrazione ha tartassato i cittadini, mettendo le mani nelle loro tasche. Questo vi ha portato alla sconfitta. Noi abbiamo dovuto fare i conti con la situazione in cui ci siamo trovati». L’obiettivo è quello di diminuire le tasse nell’arco dei cinque anni, ma per ora non è stato possibile per far quadrare i conti. I conti, però, sono stati fatti senza l’oste, per prendere in prestito un detto popolare. Un oste che, in questo caso, si chiama Accam. Ed è questo il motivo che ha portato Pd, Città è Vita e La Nostra Gallarate 9.9 a non dare il proprio voto favorevole alle tariffe della Tari.

«Il passaggio ad Ala ha portato a un risparmio del 7% che noi abbiamo applicato e che è stato mantenuto. Questo significa che avevamo ragione noi sulle tariffe che avremmo incontrato», analizza l’ex assessore ai Servizi Sociali. «Ma nel calcolo della Tari non c’è solo quello, ma anche il conferimento in Accam. Il consiglio comunale ha, con noi, deliberato il passaggio della tariffa da 110 euro a meno di 100 euro. E deve far fede quello». Un dettaglio che, in linea teorica, avrebbe dovuto far registrare un ulteriore calo del 2% sulla tassa dei rifiuti. Un taglio che non c’è stato. «I numeri sono rimasti gli stessi e non ne capiamo il motivo», conclude Silvestrini.

«Si poteva applicare immediatamente la diminuzione per vederne subito gli effetti. Non si possono fare passi indietro da quella delibera. Deve essere applicata. Invece ci ritroviamo ad approvare un bilancio con una voce che già oggi sappiamo che, in ogni caso, verrà ridotta». Niente da fare dunque, nessuna modifica e numeri che vedono una “torta”, così composta. L’Imu sarà la fetta più grossa, con il suo 34,04%, alla luce dei 13.200.000 euro, con un recupero di arretrati di oltre 2 milioni di euro. Subito sotto la Tari, con i suoi 10.100.000 euro, pari al 26,04 %, con la stessa cifra dell’Imu per il recupero degli arretrati, 14,18%, e cioè 5.500.000 euro l’Addizionale Irpef e il 12,64%, o 4.900.000 in euro, con un recupero arretrati di 500 mila euro, per la Tasi.

 

«Adesso dovete vendere Amsc»

 

A un certo punto, quando hanno finalmente detto tutto quanto non erano riusciti a dire in consiglio comunale perché avevano abbandonato in blocco l’aula, Edoardo Guenzani (Città è Vita) prende in mano il Documento unico di programmazione, lo sfoglia, si ferma alla fatidica pagina 13 e con piglio ingegneristico legge le date entro le quali Amsc si deve liberare dei servizi rimasti. Praticamente tutti tranne le farmacie. Orizzonte temporale delle cessioni: il prossimo giugno. Al che l’ex primo cittadino sorride sornione e conclude: «Non c’è altra possibilità che esternalizzare». Sì, appunto in base al Dup approvato mercoledì. Però per fare ritirare gli emendamenti di Forza Italia finalizzati a correggere la linea sull’azienda, quella messa nero su bianco dall’assessore forzista Moreno Carù, il sindaco Andrea Cassani ha promesso pubblicamente che la paginetta sarà cambiata. Dunque? Ha ancora senso per le minoranze farci riferimento. Eccome se ha senso. Lo spiega Giovanni Pignataro (Partito democratico): «Il bilancio di previsione e il Dup vengono trasmessi alla Corte dei conti. Uno può anche promettere che la Luna sorgerà a mezzogiorno, ma questo è il documento votato dal Consiglio. Sicché monitoreremo affinché sia attuato quanto deliberato. Altrimenti, nel giro di una settimana, tornino in aula e modifichino il Dup». E Margherita Silvestrini (Pd) compendia: «Però devono mutare anche il bilancio. Eppoi la pagina 13 giustifica il dividendo preso dalla multiservizi».

Il cuneo nella maggioranza

Questo è il cuneo per ampliare la frattura nella maggioranza sfoderato dalle opposizioni. CèV, Pd e La tua Gallarate 9.9: insieme a presentare otto emendamenti nemmeno considerati dal centrodestra, insieme ad abbandonare il consesso, insieme nel bocciare il previsionale senza appello. Tanto da convocare, ieri, a Palazzo Borghi, una conferenza stampa dal titolo “Il buco con le mozioni intorno”. Giusto per rinfrescare la memoria a «tanti leghisti presenti alla campagna elettorale del 2011», come specifica Pignataro alludendo ai famosi manifesti con la scritta “Amsc il buco con niente intorno”, e mettere il carico sulle tensioni interne alla coalizione di governo. In modo semplice: chiedendo il rispetto del programma su Amsc che non sta bene a FI – pena il ricorso agli enti preposti – o l’immediata modifica che non piace agli altri, soprattutto a Libertà per Gallarate, con la Lega Nord in mezzo a mediare. A sottolinearlo c’è quasi tutto il gruppo piddino (Pignataro, Silvestrini e Anna Zambon), metà di quello arancione (Guenzani e Salvatore Nicosia) e il 9.9 Rocco Longobardi. Riuniti per dire quanto rimasto in sospeso nel trambusto di mercoledì.

I revisori dei conti

In particolare sul previsionale. «In tre anni sono ipotizzate entrate per 14 milioni 250mila euro con i recuperi fiscali: non ha senso, le statistiche ci parlano di un milione e mezzo al massimo l’anno», attacca Silvestrini. «Non c’è certezza quindi per i servizi, per altro non puntualmente indicati, finanziati nel 2017 con 4 milioni 900mila euro di arretrati corrispondenti al 18 per cento del totale. Ciò non è sfuggito ai revisori dei conti». Infatti, a pagina 10 della relazione dell’organo di revisione si dice che tali entrate hanno «carattere di eccezionalità», sicché la «rilevanza quantitativa impone la continua verifica degli incassi». Affonda poi la piddina: «Il Piano triennale degli investimenti trova copertura in finanziamenti aleatori. Come i 5 milioni 925mila euro da alienazioni di immobili comunali». La metà del totale stanziato, tuttavia relativa soltanto al biennio ‘18/’19. Pure in tal caso i revisori manifestano dubbi parlando di «difficoltà diffusa derivante dall’effettivo collocamento sul mercato» dei beni da vendere.

Gli emendamenti di FI

Rilievi che le opposizioni avrebbero volentieri sollevato in consiglio comunale. Ma è andata come è andata. A causa degli emendamenti di FI su Amsc. Longobardi rimarca: «Se fossero stati spiegati in commissione, indicandone beneficio, strategia e motivazione, insomma se ci fossero state risposte chiare e non solamente le sette righe scritte, credo che avremmo potuto discuterne e magari appoggiarle». Valutazione giocoforza teorica. Quanto, a tal punto, resta su piano teorico la strategia che avrebbero adottato in aula le minoranze: dichiarazione di contrarietà ai rilievi, uscita alla votazione, rientro per il bilancio. Non c’è controprova, però.

Le proposte correttive

C’è invece l’amarezza per aver visto ignorati dalla maggioranza ognuno dei loro otto emendamenti. «Tutte proposte correttive con cui l’amministrazione avrebbe fatto bella figura», assicura Guenzani. «Erano sensate e realistiche, come quella sul Maga perché con soli 600mila euro di contributo si incide sul personale, quindi si potevano almeno discutere», aggiunge Nicosia. «Ci abbiamo lavorato tanto: erano emendamenti di contenuto, costruttivi, ma la maggioranza punta soltanto a tagliare, chiudere, sospendere», incalza Zambon.

Una belva sulle scelte

Il giudizio corale è allora scontato: manca strategia. Ma guai a sostenere che dipende da quanto lasciato dal centrosinistra. Silvestrini diventa una belva e d’un fiato chiude il discorso: «Il nostro primo bilancio aveva sforato il patto di stabilità per garantire la continuità dei servizi nella situazione drammatica ereditata. Chi governa deve fare scelte. Noi all’epoca le abbiamo fatte. In questo previsionale non ne sono state fatte».