Gallarate – Missoni e MAGA: «Sì, qui ci sentiamo a casa»

La Prealpina - 18/02/2021

Arriva nella Sala degli Arazzi puntualissima per la diretta Facebook. Sono le 11 di ieri. L’unico motivo di disappunto, che scivola via appena alza lo sguardo sui colori familiari che adornano il grande spazio al secondo piano del Maga e le illuminano gli occhi, dipende dal fatto che scendendo dall’auto ha dovuto per forza interrompere l’ascolto via radio del discorso di debutto del premier Mario Draghi. Del resto, soltanto quello poteva contrariarla in una mattinata celebrativa: Rosita Missoni è sul pezzo da una vita, la maggior parte della quale condivisa con il marito Ottavio, tutta trascorsa tra Golasecca, Gallarate e Sumirago, quindi è sempre collegata al mondo. Ma dalla città in cui è partito tutto. Sarà per questo che appena le si chiede se si senta a casa quando si trova al museo in cui la sua famiglia è ormai un punto di riferimento prezioso, la risposta è naturale: «Sì, qui mi sento come casa». Ed essendo l’intervento social alle 11.30 c’è tempo per riguardare questi spazi in cui la sua storia è condensata in tessuti, quadri e cimeli.

Nel frattempo arrivano il sindaco Andrea Cassani e gli assessori Massimo Palazzi (Cultura) e Claudia Mazzetti (Musei). Anche perché la ragione per la quale Rosita e il figlio Luca Missoni sono al futuro Polo culturale è semplice: il Maga celebra il centenario della nascita di Ottavio Missoni. Uno dei gallaratesi, insieme con la moglie, più conosciuti al mondo. Per questo, dopo cinque anni dal felice connubio tra museo e griffe (tutto è iniziato nel 2015 con una mostra, esportata con enorme successo pure a Londra), è stata rinfrescata la Sala degli Arazzi. Che è come dire Sala Missoni. A occuparsene Luca che alle composizioni in tessuti ha aggiunto l’esposizione permanente di alcuni quadri realizzati dal padre e un allestimento di cimeli (compresa la tuta della Nazionale risalente al 1948) che rendono onore al Tai (il soprannome dello stilista) atleta olimpico e punta di diamante della S.G.Gallaratese.

Insomma, non può che avere un’atmosfera domestica per Rosita quell’ovattato salone in cui si consumano i grandi appuntamenti culturali, e amministrativi, della città. Quindi, anche la diretta Facebook ideata per allargare la partecipazione è un momento in famiglia. Di fianco a lei c’è il figlio, la direttrice Emma Zanella, sindaco e assessori. Cassani dice: «Questo è un luogo che ci invidia tutta la provincia e non solo. Questa famiglia è motivo di vanto per la città». Dopodiché Rosita guarda la telecamera e spiega il senso e i colori di una storia lunga una vita.

«Ora sta andando tutto bene» Il top? Con gli Impressionisti

Èun buon periodo questo». Sì, i visitatori non mancano, la realizzazione della biblioteca all’interno del museo continua secondo i piani che conducono al Polo culturale, ci sono sufficienti segnali per pensare di riuscire finalmente a partire con l’esposizione dedicata agli Impressionisti che è il grande evento culturale assente in città da un po’, la coloratissima Sala degli Arazzi brilla ancora di più grazie all’inserimento di alcuni quadri realizzati da Ottavio Missoni, l’aria è frizzante e l’avvicinarsi di marzo sembra promettere bene. Così, mentre prende un secondo di pausa dall’abituale frenesia degli appuntamenti pubblici, il sorriso di Emma Zanella si allarga e si illumina oltre il solito per mettere a fuoco il momento del Maga. E, appunto sottolineata la positività di queste giornate che hanno permesso di tornare a respirare (pur con la mascherina) dopo la lunga chiusura, va d’un fiato: «Il cantiere procede bene. Speriamo di aprire a fine aprile con la mostra, stiamo aspettando i decreti che dovrebbero arrivare presto. Il pubblico c’è come si può notare. Le scuole stanno lavorando con noi sia in presenza sia online. Da quando abbiamo riaperto dal martedì al venerdì la risposta c’è sempre stata».

Sono le 11.20 di ieri. Di lì a cinque minuti incomincia la diretta Facebook per celebrare la preziosa presenza del nome Missoni nel Museo d’arte di Gallarate. Zanella sovrintende ogni movimento. «Questo è il cuore pulsante del Maga», dice poco dopo, indicando la serie di arazzi dagli infiniti colori che arricchiscono in modo permanente l’ampio spazio usato per convegni e presentazioni. «Ora ci sono anche i quadri che rendono tutto ancora più bello».

Insomma, il Maga è vivo. Vuole tornare a essere il centro di gravità della cultura cittadina. Con Manet e compagni sarà semplice.