Gallarate – Malpensa – «Non dimentichiamo quei 1.500»

La Prealpina - 29/10/2020

In città infuriano le polemiche sul sistema Caianiello. Su quello che l’ex plenipotenziario di Forza Italia ha candidamente descritto davanti alle telecamere di Report su RaiTre come un metodo che veniva applicato nei più svariati ambiti: dagli appalti pubblici agli incarichi ai professionisti, dalle nomine nei consigli d’amministrazione ai vari favori agli amici degli amici. Un magma che, secondo la descrizione del conduttore Sigfrido Ranucci, aveva «una delle sue roccaforti a Gallarate».

Tensioni sociali

Numerose le reazioni a quei servizi. Una delle ultime, in ordine di tempo, quella dell’ex sindaco Luigi Patrini che aveva già consigliato un anno e mezzo fa (dopo gli arresti) ad Andrea Cassani di dimettersi. Ma il primo cittadino non si cura di questo appello. Anzi, parte lancia in resta, contro colui che nel periodo 1992-93 ha occupato il suo ufficio di via Verdi. «Patrini e tutti i suoi amici dovrebbero imparare ad ascoltare le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In un periodo come questo è necessario non alimentare le tensioni sociali con inutili e intempestive polemiche». Evoca le istituzioni, il sindaco di Gallarate. Invita a guardare «in faccia la realtà» e a stare alla larga «dagli sproloqui» di chi «ha campato fino a ieri nella Democrazia cristiana» e ora «fa sorridere con la sua voglia di civismo». Va dritto per dritto Andrea Cassani, come d’abitudine: «Patrini non è stato nemmeno un sindaco eletto dai cittadini, perché ai suoi tempi erano i partiti a decidere chi doveva guidare la giunta». Quindi di cosa bisognerebbe parlare?

Inverno durissimo

Cassani molla il fronte politico per andare su quello sociale e per occuparsi di «quello che interessa davvero alla gente». Il pensiero del sindaco, in questo momento, va all’emergenza lavoro. Per Gallarate ancora più dura che per altre parti d’Italia perché qui c’è un infrastruttura fondamentale che dà impiego, in modo diretto o indiretto, a 1.500 persone residenti nel Comune che Cassani guida. «Non dobbiamo dimenticarli. Dobbiamo pensare a questa emergenza sociale che sta già scoppiando ma che diventerà ancora più tremenda con la fine di quest’anno e l’inizio del 2021». Il virus ha messo in ginocchio Malpensa e la crisi, anche nel caso in cui la pandemia dovesse ritirare la sua pesantissima cappa, non finirà prima del 2024, perché solo tra tre anni potrebbero tornare i dati pre-covid dei passeggeri. Dunque? «Dobbiamo prepararci al fatto che per almeno un paio d’anni le famiglie gallaratesi avranno dei problemi». E il Comune che può fare? «Abbiamo già messo a disposizione un bonus per chi ha perso il lavoro. Cercheremo di pensare ad altre soluzioni in base a quelli che saranno i fondi che ci arriveranno da Roma. Proprio in questi giorni stiamo attendendo indicazioni». Sarà un inverno durissimo, insomma. Per Gallarate peggiore che in altre parti d’Italia. Non è per fare allarmismo ma per cercare di comprendere cosa succederà nei prossimi mesi.

«Non vinceranno»

Ma Cassani, spiegato l’impegno dell’amministrazione di fronte a una simile emergenza, non riesce a non tornare sul tema politico e alla richiesta – da più parte indirizzata a lui – di dimettersi dopo lo scoppio della Mensa dei Poveri. «Non mi sono dimesso perché non c’entro niente. L’ho già detto tante molte. Chi mi vuole mandare via è perché spera di prendere il mio posto per poter governare. Ma non si illudano queste persone. Non vinceranno anche stavolta». Il messaggio stavolta è diretto più al centrosinistra che a Patrini: «Perderanno perché quando sono stati al governo della città dal 2011 al 2016 hanno fatto cose pessime». Non solo: «Il Pd si alleerà ai Cinque Stelle riproponendo a Gallarate l’alleanza di Roma. Proprio quello che non vogliono i gallaratesi».

 

«È offensivo definirci la terra del malaffare»

Se la bufera aumenta, Marco Colombo ci si butta dentro, per difendere realtà e persone finite sotto attacco. Perché oltre al «massimo rispetto e fiducia nella giustizia», il consigliere regionale leghista ci tiene «da varesotto, imprenditore, politico e iscritto all’associazione Terra Insubre» ad aprire «un dibattito meno sensazionalistico e più ragionato su tutte le vicende che sono state, molto forzatamente, messe in fila da Report», per le quali lui si è sentito «offeso e ferito per l’immagine fatta passare della mia terra».

Così Colombo affida a una lunga lettera aperta il suo pensiero, ritenendo «inaccettabile che la Provincia di Varese venga portata alla ribalta come luogo in cui proliferano indisturbate la ‘ndrangheta, la corruzione e una politica sporca che non guarda in faccia a nessuno. Non nego che siano problemi, ma le istituzioni lo fanno quotidianamente, con la serietà che le contraddistingue. Ma è una narrazione che offende e umilia un popolo serio, coerente, laborioso». Poi prosegue: «Da imprenditore non posso tollerare che venga fatto passare il messaggio che per lavorare si debbano pagare tangenti o decime». Lui non è un negazionista: «C’è stata qualche mela marcia, come in tutti i campi e in tutti i territori, ma il mondo dell’imprenditoria e delle professioni è un’eccellenza nazionale che non può essere simboleggiata da rari episodi incresciosi. Da 12 anni faccio politica, con la schiena dritta, senza ombre. Chi ha confessato di essere disonesto, pagherà».

Sotto attacco è finita la sua Lega e il consigliere insorge: «Non posso accettare una tale macchina del fango che offende nel profondo consiglieri comunali, sindaci, parlamentari e amministratori onesti. Non posso accettare accostamenti a un mondo che non appartiene a ideali e cultura della Lega, fatta di uomini come Giancarlo Giorgetti, sulla cui integrità morale non vi è dubbio alcuno: tentano di colpirlo in tutti modi, rappresentando amicizie e rapporti clientelari che nulla hanno a che vedere con la sua persona, un malaffare che forse appartiene ad altri ma di certo non a lui, né ad Andrea Mascetti. Da iscritto a Terra Insubre, non posso accettare che venga descritta come un’associazione lobbista. Abbiamo lavorato, raccolto testimonianze, fatto cultura per cercare di lasciare dei semi e degli spunti positivi nelle giovani generazioni. Anche questa è la provincia di Varese in cui mi riconosco. Ed è per tutelarla e valorizzarla che continuerò a battermi, sempre a testa alta».