Gallarate, Lunghi: Il centro storico lo vorrei così

Sottolineatura morbida, però ficcante: «In genere un centro storico è pedonalizzato». Insomma, è la norma diffusa ovunque in Italia e pure nel Vecchio Continente. Sicché, non è nemmeno da discutere la necessità di mantenere la zona a traffico limitato in quel di Gallarate. Ma soprattutto, e qui il messaggio è più deciso, per il rilancio dei negozi l’invito è uno solo: «Il Distretto urbano del commercio, che finora ha ben operato, deve fare il salto di qualità». A parlare è il gallaratese Fabio Lunghi che da due settimane è il presidente della Camera di Commercio di Varese. E che con grande disponibilità, pur mantenendo l’equilibrio imposto dal suo nuovo ruolo, interviene nel dibattito costantemente in corso in città sul rilancio del settore fornendo spunti di riflessione validi in tutta la provincia e in paticolare qui.

Lunghi, come si rilancia sul fronte commerciale il centro storico di Gallarate?

«Preferirei fare un discorso più generale».

Dica.

«Ritengo che i centri cittadini debbano essere il punto di partenza del futuro rilancio del settore. O cogliamo questa possibilità o c’è poco da fare. Occorre una pianificazione realizzata dalla collaborazione pubblico-privato, come è quella che guida l’attività dei Distretti del commercio».

Ma come intende questo tipo di attività pianificatoria? Un esempio?

«Beh, a esempio, significa innanzitutto organizzare la stessa offerta commerciale in una determinata zona. Non posso vedere in una sola strada sette proposte merceologiche identiche. Però non è soltanto questo. È necessaria una pianificazione intelligente che tenga conto della merce, dei flussi di persone e delle particolarità urbane. Soltanto in tal modo si riescono a creare le condizioni del rilancio. E il compito spetta ai Distretti».

Dunque, l’organismo che riunisce Comune e associazioni di categoria deve avere un ruolo ancora più importante di quello attuale?

«Del resto, è quanto avviene in tutta Europa. Addirittura, nella gran parte delle città di molti Paesi, il Distretto del commercio ha la sua autonomia ed è l’organo che concede i permessi per aprire i negozi. Unisce pubblico a privato. Questo serve a tutti: ai commercianti e anche agli artigiani».

Quindi, puntando l’attenzione sulla sua città, cosa deve fare il Duc gallaratese?

«Deve proseguire nel percorso intrapreso, che ha visto susseguirsi diverse amministrazioni, lungo il quale ogni componente ha dato il proprio contribuito. Però, deve anche esserci una svolta».

In che senso?

«È il momento di mettersi in linea con il resto d’Europa. Negli Usa non si parla d’altro che della chiusura dei grossi centri commerciali, quindi il futuro diventa il negozio di vicinato. Sempre che si dia una regola e sviluppi offerte diversificate. In tal senso il Distretto deve appunto pianificare».

Domanda inevitabile: quale il suo giudizio sul centro storico di Gallarate?

«Credo che sia uno dei più accattivanti e attraenti. Deve solamente migliorare la sua offerta commerciale. Non è facile, ne sono cosciente, tuttavia è possibile. Certo, ci vuole coraggio».

E in merito al dibattito aperto sulla pedonalizzazione?

«Posso soltanto dire che in genere un centro storico è pedonalizzato. Non entro nel discorso delle dimensioni della zona a traffico limitato, tuttavia così va nell’intera Europa».

Infine, il decoro. Ritiene che vada bene?

«La pulizia del centro è il primo passo del rilancio. Il nucleo è posto, mentre un po’ più ai margini servirebbe una ripulitina. Penso, a esempio, a via San Giovanni Bosco. Comunque, apprezzando gli sforzi di chiunque, anche questo è un tema da Distretto».