Gallarate Futuro Sant’Antonio Abate«Lo decideremo insieme»

Che ne sarà del Sant’Antonio Abate nel momento in cui andrà in porto l’idea di ospedale unico – anzi «nuovo» come lo definisce il governatore Roberto Maroni – nel quartiere di Beata Giuliana a Busto Arsizio? Girano tante ipotesi ma già qualche punto fermo è stato messo nelle due riunioni che si sono tenute la settimana scorsa in Regione a Milano alla presenza del sindaco Andrea Cassani e dell’assessore al Territorio Orietta Liccati.

Le buone idee

All’azienda socio sanitaria territoriale (Asst) rimarranno il padiglione storico, quello dedicato ad Arrigo Boito, e un altro (a sua scelta) nelle immediata vicinanze, oltre alla necessaria tutela della casa di riposo Bellora in piazza Giovine Italia e del Trotti Maino. Sul resto ci sarà la cessione al Comune, almeno è questo che viene auspicato per dare forma a «progetti validi e qualificanti» per la città. E’ questo l’intento dell’amministrazione Cassani, esplicitato dall’assessore Liccati. Che ancora non rivela i piani sulla futura riqualificazione del comparto ma lancia un messaggio importantissimo, in linea con quanto affermato dallo stesso Maroni nell’incontro di lunedì 3 aprile a Palazzo Borghi («Dateci buone idee»). «Il futuro del Sant’Antonio Abate – annuncia l’esponente di Forza Italia – lo decideremo insieme». Questo perché c’è l’intenzione di coinvolgere l’intera cittadinanza su una serie ristretta di progetti di recupero che dovrebbero avere come destinazione ultima la funzione pubblica. Ma quale? Difficile saperlo ora.

Un piccolo referendum

Al momento è stata chiarita la metodologia d’approccio al futuro del Sant’Antonio Abate che potrebbe esprimersi in «un piccolo referendum». Sulla sostanza, invece, resta il punto di domanda. L’unica cosa sicura, però, è che sugli immobili che rimarranno di sua proprietà, l’Asst non sembra intenzionata a confermarne la funzione medica e sanitaria. No degenza, quindi, e no specializzazioni. Più facile che a Gallarate vengano mantenuti presidi di carattere amministrativo, mentre su Busto è più probabile che vengano preservati alcuni reparti. Ma come verrà riorganizzato il puzzle della sanità locale resta ancora tutto da capire.

Le tempeste politiche

Per il comparto cittadino, comunque, la revisione del piano di governo del territorio (pgt) servirà anche per ripensare e riprogrammare tutta l’area del Sant’Antonio Abate. Ed è proprio in questo comparto che la città potrebbe cambiare. La svolta si misurerà sulla capacità di inventare qui la nuova Gallarate. Riuscirà la giunta di Andrea Cassani – alle prese con ripetute tempeste politiche – a gestire questo processo? Dovrà farlo per rispondere con i fatti a chi, invece, vorrebbe distruggere invece di costruire, disfare invece che realizzare. Come sempre avviene in questi casi, sono i risultati che fanno la differenza. Discorso simile vale per la maxi partita del nuovo ospedale a Beata Giuliana.

La viabilità dedicata

Nei due incontri milanesi, gli amministratori di Gallarate hanno posto un’altra questione decisiva. Che è quella viabilistica. Non si parli nemmeno per sbaglio di appesantire ulteriormente il già sovraffollato viale Milano, serve la cosiddetta «viabilità dedicata» con una strada che dovrà sorgere nella parte sud del quartiere di Arnate – parallela alla nuova 341 – che sappia condurre il volume di traffico da e per l’ospedale in modo indipendente, innestandosi sul nodo della 336 in zona di via Calatafimi. Un progetto di massima verrà redatto al più presto, le future riunioni del cosiddetto comitato di pilotaggio serviranno per meglio chiarire il quadro tecnico dell’intervento. Nel giro di un mese dovrebbero già essere valutati i primi risultati.