Gallarate: Crisi congelata fino a sabato

La Prealpina - 17/01/2017

«Fino a sabato non parlo». Cinque parole, scandite con voce risoluta dal sindaco Andrea Cassani, che significano molto più di quanto letteralmente dicono. Perché segnalano il perfezionamento di un evento, in tal caso politico-amministrativo, sottoposto a un termine e anche a una condizione. Tradotto: o in questi quattro giorni Forza Italia prende un provvedimento preciso di censura nei confronti del suo consigliere comunale Leonardo Martucci o si apre ufficialmente la crisi di maggioranza. Cinque parole, inoltre, che nella loro asciutta chiarezza inquadrano il clima di grande freddo che caratterizza gli appena trascorsi domenica e lunedì del centrodestra. A causa di un clamoroso arresto del faticoso processo di rasserenamento degli animi dopo mesi di fuoco amico incrociato, definito dai diretti interessati «sana dialettica», tra berlusconiani e leghisti.

Poiché quanto dichiarato da Martucci su Prealpina ieri l’altro non piace affatto al primo cittadino espresso dalla Lega Nord. Inevitabile. Questo, tra le diverse affermazioni, è un passaggio pronunciato dall’ex assessore ai Lavori pubblici della giunta Mucci: «Non vado nei rioni a fare promesse che non posso mantenere. Proprio per questo non ci vado insieme al sindaco, perché mi vergogno. I risultati non ci sono». Eccone un altro: «Ci ho messo la mia faccia per far votare Cassani e questa è la risposta?».

Insomma, per quanto il circolo gallaratese di FI fosse pronto – salvo poi tacitarsi – a cercare di farlo passare come un inciampo esclusivamente del consigliere comunale, dunque parole a titolo personale, quella di Martucci è un’inequivocabile e pesante presa di distanze dal primo cittadino sostenuto anche dal suo partito. Di conseguenza, fatta salva per dovere di cronaca l’ipotesi che il diretto interessato volesse scherzare, ma si tratterebbe di un periodo ipotetico dell’impossibilità, delle due l’una: questa è la forma con la quale lui comunica la sua uscita dalla maggioranza in aperto contrasto con il vertice della stessa che è il sindaco oppure, anticipando il pensiero del gruppo, è il preambolo dell’abbandono della coalizione di governo da parte di Forza Italia. Tertium non datur. Poiché, giova ribadirlo, Martucci sostiene addirittura che si vergognerebbe a presentarsi nei rioni insieme con Cassani. Sicché non si capisce perché in aula continui a stare dalla parte di chi lo sostiene e non si accomodi con chi gli si oppone.

Che tali affermazioni siano pesanti e minino la tenuta della coalizione si capisce essenzialmente dalla convulsa giornata di ieri. Dopo una domenica raccontata a musi lunghi, sia tra i leghisti sia tra i berlusconiani, il lunedì non è da meno. Si dice che il sindaco, appena lette le dichiarazione del consigliere, rovinatosi il giorno di riposo, ne abbia chiesto la testa direttamente a chi comanda in FI. Si dice pure che si aspettasse dagli alleati un provvedimento immediato e annunciato pubblicamente. Si dice poi che durante la riunione di giunta di inizio settimana, per altro magrissima di contenuti a causa della mancanza di un bilancio di previsione ancora da approvare per i noti motivi di «sana dialettica», capito che questo provvedimento non sarebbe arrivato, abbia informato gli assessori che si attenda succeda qualcosa in questi giorni – di qui il «fino a sabato non parlo» – altrimenti aprirà la crisi amministrativa con le conseguenze del caso, a cominciare da un rimpasto. In quanto si dice anche che non consideri più Martucci un componente di maggioranza, sicché il gruppo forzista si ridurrebbe di numero modificando gli equilibri nell’esecutivo. Insomma, il primo cittadino è furente.

Un po’ come lo è stato il collega bustocco Emanuele Antonelli, in estate, con la Lega per la perdita della presidenza del consiglio comunale finita al centrosinistra. Certo, sono situazioni diverse. E magari a Gallarate potrebbe finire a tarallucci e vino senza vedere teste rotolare – in senso metaforico – e con qualche acrobazia dialettica alla quale la politica ci ha abituato.

Nel frattempo, Forza Italia preferisce non esprimere nessuna posizione ufficiale (nell’arco della giornata prima parla, poi ritira tutto). Comunque, in buona sostanza, la tesi berlusconiana di ieri è che Martucci si sia esposto a titolo personale, che le sue dichiarazioni non siano da giudicare e che se ne debba soltanto prendere atto, che dovrebbe preoccupare di più la posizione espressa in Facebook dal capogruppo leghista Stefano Deligios sul Maga, che una crisi di maggioranza non ha senso. Non resta allora che attendere sabato.