Gallarate – Come cambia l’agricoltura per continuare a resistere

La Prealpina - 23/06/2020

Sono la moderna resistenza. La resistenza dell’agricoltura in una città in cui tre quarti del territorio è edificato e assediato dal traffico. A Gallarate sono quaranta le aziende che fanno capo al mondo agricolo e molte di esse, durante i mesi di ingressi contingentati al supermercato e di clausura forzata a causa del covid 19, hanno letteralmente dato da mangiare ai gallaratesi insieme ai piccoli negozietti di alimentari dei quartieri. C’è chi vende il latte delle proprie mucche, chi ha consegnato verdura coltivata nei campi che ancora restano in città e c’è chi ha seminato piantine di insalata. Molti hanno messo in piedi un servizio di consegna a domicilio e altri hanno visto alla loro porta code di clienti che nemmeno si immaginavano.

Fotografia

La foto di famiglia delle realtà connesse all’agricoltura gallaratese mostra un mondo variegato. E molto più popolato di quanto si possa pensare. Ci sono un boscaiolo, un apicultore, un allevatore di cavalli. In zona Ronchi c’è chi coltiva piccoli frutti, con una manciata di colleghi che si occupano invece di cereali e coltivazioni in generale in altri angoli del territorio. Non mancano gli animali: capre, ma soprattutto mucche e bovini. A Crenna in una sola azienda se ne contano una quarantina. A fare i conti sugli elenchi risultano quasi una decina di aziende che si prendono cura delle bestie da latte e in qualche caso si dedicano alla vendita di latte crudo. Completa il quadro un maneggio. C’è poi chi – pur operando in un altro paese – ha scelto di avere la propria sede amministrativa in città. È il caso, ad esempio, di un allevatore che si occupa della selvaggina destinata al ripopolamento associato alla caccia.

Olio gallaratese

Poi il settore frutta e verdura. «Durante i mesi di emergenza abbiamo aumentato le consegne», ammettono da una fattoria di Crenna. «Appena abbiamo riaperto abbiamo avuto una coda fuori che ci ha stupito», aggiunge un coltivatore di Cedrate che ha distribuito piantine di pomodori e insalata senza sosta. Per qualche operatore la fiducia dei clienti è stata una sorta di rivincita sulla grande distribuzione. Tra le sorprese che emergono dal quadro della Gallarate agricola ci sono anche vino e olio. Va da sé che le olive crescano meglio altrove rispetto alla pianura padana e dunque, in questo caso, negli elenchi cittadini finiscono anche imprese che hanno la propria attività principale nel Mezzogiorno e qui vendono e piazzano i propri prodotti. Trapani, Avellino, Enna, Bari: da lì parte il business di quattro società che porta fino a Gallarate. C’è persino un fruttivendolo di origine straniera che propone ortaggi e verdura coltivata all’aria aperta in provincia di Venezia.

L’oasi di Crenna

All’interno dei confini cittadini non è difficile indovinare che sia Crenna a mantenere più di altre zone una vocazione agricola. Ma l’oasi crennese non è l’unico spazio dove sopravvive l’agricoltura. Frutta e verdura crescono bene anche a Cedrate, in serre che hanno salvato un pezzo di terra dall’urbanizzazione della zona cuscinetto tra il centro di Gallarate e Cassano, e campi coltivati resistono nella zona dell’antico lazzaretto. Le api invece svolazzano in via delle Querce e un’azienda è censita anche nella zona di via Aleardi.