Gallarate «Col bilancio arriverà la svolta»

La Prealpina - 08/02/2017

 

Ha da poco compiuto 34 anni. Si è proposto al centrodestra e ai gallaratesi e, in giugno, ha vinto diventando uno dei sindaci più giovani della provincia. Concluso un rodaggio non semplice, Andrea Cassani riflette sui temi più caldi. Senza perdere di vista la sua idea di Gallarate.

A che punto è il bilancio di previsione 2017? Variante al Pgt e contributo al Maga hanno acceso la discussione interna: trovata l’intesa?

«Siamo a buon punto, su entrambi c’è confronto in maggioranza. Sul Pgt vi sono partiti che sarebbero favorevoli con punti fermi ben precisi: sono fiducioso che si possa arrivare a una soluzione che consenta di rilanciare il settore, preservando il verde e tutelando il commercio di vicinato. Ci stanno arrivando richieste di varianti puntuali e decidere sui singoli progetti è sempre scomodo, sarebbe più opportuno dare regole precise per tutti. Non sarebbe comunque un processo veloce: Busto Arsizio e Varese sono già partiti con le procedure, noi stiamo pensandoci su».

E sul Maga?

«Sul Maga, come previsto dalle linee programmatiche, puntiamo all’autosostentamento. Quindi, ridurremo anno dopo anno il finanziamento consapevoli che non si possa subito tagliare troppo: prima si devono gettare le basi affinché il museo diventi indipendente. Crediamo in Sandrina Bandera e nel suo progetto, che si sposa perfettamente con la nostra visione di polo culturale polivalente».

Si aspettava gli ostacoli politici – più fastidiosi che gravi – dei suoi primi mesi da sindaco?

«Amando la politica, amo tutti i confronti politici. Anche i più fastidiosi. Mi piace la dialettica, a patto che non scada in polemica e attacco personale».

Quale provvedimento preso la soddisfa di più?

«I provvedimenti che adottiamo non devono soddisfare me, ma i gallaratesi. Tra i più apprezzati, penso ci siano la riduzione del 20 per cento del costo per la sosta, il presidio fisso della polizia locale in stazione e l’allargamento della fascia oraria di apertura al pubblico degli uffici comunali. Quasi impensabile che nel 2016 vi fossero uffici aperti dalle 10.30 alle 12.30: ora il martedì e il venerdì sono tutti aperti dalle 8.30 alle 13.30».

Lei ha varato il tour nei rioni. Questa settimana affronta l’ultima tappa. Quali risposte potrà dare ai cittadini?

«Tanti hanno piccole necessità facilmente risolvibili, basta adottare quei provvedimenti che possono migliorare la vita di intere famiglie. Altre richieste sono più difficili da realizzare. Noi sentiamo tutti e a tutti rispondiamo che non possiamo accontentare qualsiasi esigenza: vi sono situazioni incancrenite da oltre 20 anni cui nessuno ha mai dato risposta, nemmeno quando le risorse erano molto superiori alle attuali. I cittadini lo comprendono e apprezzano che ci sia qualcuno pronto ad ascoltarli».

Molte altre indicazioni arriveranno dalle Consulte rionali.

«È un’opportunità che speriamo in tanti vorranno cogliere. Le Consulte dovranno essere l’interlocutore privilegiato tra territorio e amministrazione. I consiglieri saranno il megafono dei cittadini, ma dovranno anche sapere sedersi al tavolo facendo valutazioni più ampie rispetto alle istanze personali».

Capitolo Amsc. Se il parere pro veritate consigliasse il ritiro delle azioni di responsabilità, che farebbe? E se non si esprimesse in un senso o nell’altro?

«Anche io sono molto curioso di leggere il parere pro veritate. Sul caso Amsc si è fatto negli anni un tifo da stadio: da una parte chi sosteneva che fosse tutto a posto (per partito preso), dall’altra chi affermava che fosse tutto irregolare (per partito preso). Quando Edoardo Guenzani invocò l’azione di responsabilità nell’assemblea dei soci di Amsc, la decisione fu presa senza uno straccio di parere legale. Quantomeno non ve n’è traccia. Perciò voglio capire cosa ne pensano due professionisti di altissima levatura, poi vedremo. Ribadisco: sono stato eletto per fare il sindaco e non il giudice. Su Amsc io non faccio tifo da stadio».

Mentre sul fronte operativo, qual è la ricetta per rilanciare l’azienda?

«Abbiamo in mente di puntare su settori che potrebbero portare utili. E stiamo valutando come impostare eventuali conferimenti dei settori inevitabilmente in passivo. L’azienda dal punto di vista delle risorse è stata decimata e dal punto di vista finanziario è in attesa di capire cosa ne sarà dei contenziosi aperti. Non dimentichiamo poi che ci sono gare d’appalto impostate dalla passata amministrazione su cui sta indagando la Guardia di Finanza. Nelle prossime settimana penso che porteremo in giunta le linee di indirizzo specifiche per ogni ramo aziendale».

Qualcuno l’accusa di non aver dato ancora la svolta rispetto ai cinque anni di centrosinistra. Come mai?

«In questi otto mesi sono mancate le risorse. La scorsa amministrazione fece il bilancio di previsione 2016 prima ancora del consuntivo 2015: fecero previsioni più alte di entrate che invece di fatto non si sono verificate. Gli ultimi mesi dell’anno passato abbiamo quindi dovuto tirare la cinghia. Ora con il nuovo bilancio si vedrà qualche opera della giunta Cassani. A livello politico, tuttavia, sulla polizia locale, sull’attenzione verso i gallaratesi e sulla disponibilità a confrontarsi con i cittadini, mi sento di dire che la svolta c’è stata eccome».

Resta convinto del fatto che il Comune debba valutare bene quali associazioni sostenere? Su Exodus ha cambiato idea?

«Più che associazioni, direi cooperative. Quando ho incontrato don Mazzi cinque mesi fa gli feci presente che per me tutte le cooperative sono identiche, a patto che facciano lavorare i gallaratesi: mi disse che capiva la questione e che ci saremmo rivisti dopo qualche settimana. Lo sto ancora aspettando. Più che cambiare io idea su qualcuno, forse è qualcuno che dovrebbe cambiare la propria idea sul significato di cooperativa sociale».

In questi mesi si è molto distinto sul fronte stranieri portando avanti le idee del suo partito. Ha anche chiuso Consulta e Sportello. Proprio non crede che ci possa essere una via istituzionale all’integrazione?

«Potrebbe anche esserci una via istituzionale per l’integrazione, però ci sono altre priorità. Quando ho incontrato le varie associazioni islamiche gallaratesi, diedi loro anche consigli su come comportarsi in maniera decoroso e integrata con la città. Annuirono e mi dissero che si sarebbero fatti sentire. Sto ancora aspettando anche loro».