Gallarate Basta supermercati. Lo dirà il Pgt

«Ma mi facci il piacere», esclamerebbe il principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Una battuta per commentare una notizia sulla quale non c’è proprio nulla da scherzare ma che un po’ di ironia la solleva perché, riprendendo in italiano un proverbio di stampo lombardo (forse più gradito al sindaco Andrea Cassani), non serve a niente chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati. L’oggetto del contendere, stavolta, sono le aree di vendita medio-grandi. Ormai Gallarate ne è invasa, così come gran parte dei Comuni della provincia di Varese. L’avvento dei supermercati ha ammazzato i negozi. Ma si può continuare così? Certo che no, anche perché gli stessi grandi magazzini stanno mostrando segnali di crisi. Ecco, allora, che arrivano norme ancora più stringenti per dire basta a supermercati e affini, e per cercare di dare una speranza al commercio di vicinato, spina dorsale delle città, elemento di vitalità per ridare luce ai centri storici.

Nessun vincolo

Partendo da questi presupposti Cassani ha caratterizzato la sua campagna elettorale. E questi elementi sono inseriti – tra gli altri – nel documento unico di programmazione, presentato settimana scorsa in consiglio comunale. L’assessore all’Urbanistica Orietta Liccati (nella foto Blitz) li ha spiegati con chiarezza, innescando anche una prevedibile polemica con i predecessori al governo di Palazzo Borghi. Secondo la sua lettura del Pgt vigente, quello revisionato dal sindaco Edoardo Guenzani e dall’assessore alla partita Giovanni Pignataro con i voti del centrosinistra, non ci sono vincoli all’insediamento di aree di vendita entro i 2.500 metri quadrati. Ciò significa che, dovunque voglia insediarsi, un operatore commerciale lo può fare. Ciò a chiaro rischio per l’esistente, già stretto nella morsa di strutture commerciali di varia grandezza. Ecco perché è stata decisa la revisione del Pgt. Per questo (e per tanti altri motivi) l’amministrazione di Andrea Cassani intende intervenire.

Destinazioni escluse

«Quanto indicato nel Dup (documento unico di programmazione) – ha spiegato in aula Orietta Liccati – è il mandato che il nostro sindaco ha avuto dalla cittadinanza che ha, con il proprio voto, detto no alla grande distribuzione (cosa già prevista nell’attuale Pgt), ma ha detto anche no alla diffusione qualunquista di medie strutture che invece l’attuale Pgt consente». Il piano di governo del territorio vigente, infatti, è fatto per destinazioni escluse e non per destinazioni compatibili. Per dirla in breve: dove non si vieta, si può. «Chiunque abbia un pezzo di terreno residenziale – ha precisato l’assessore – può fare il suo centro commerciale di 2.500 metri quadrati di vendita». Rispetto a questa norma, il centrodestra dice no, perché «il nostro obiettivo è potenziare i negozi di vicinato e non fare speculazione».

Centri storici

Accanto alla difesa del piccolo commercio, la revisione del Pgt (per la quale sono state messe a bilancio le opportune cifre di copertura) prevede una serie di altre prescrizioni che vanno nella direzione, soprattutto, di riqualificare i centri storici e di recuperare gli ambiti dismessi. Libro dei sogni o reale possibilità di rilancio per Gallarate? Solo i fatti potranno dire se la linea Cassani sarà quella vincente. Nel frattempo tutta la maggioranza di centrodestra ha bocciato in aula l’emendamento dell’opposizione che proponeva di spostare i soldi destinati alla revisione del Pgt verso la manutenzione ordinaria degli immobili comunali (centomila euro l’anno per un triennio) e al premio nazionale di arti visive (28mila). La politica, si sa. è fatta di scelta. L’importante è che siano quelle giuste.