“GALLARATE 1860 ” Un creditore chiama in causa il Comune per la “Fondazione”

Torna d’attualità la disciolta Fondazione culturale “1860 Gallarate città”. Motivo? Una causa per fatture non pagate per una somma che supera i 60mila euro. Una questione tornata d’attualità in questi giorni, visto che la giunta è stata chiamata a sostituire il legale che rappresenterà il Comune nella causa intentata da uno studio di grafica gallaratese. Dopo che il Tar ha annullato la convenzione con Busto Arsizio per l’avvocatura unica, l’esecutivo ha infatti dovuto nominare nuovi legali in tutte le cause nelle quali era stato coinvolto l’ufficio competente di Palazzo Gilardoni. Toccherà dunque all’avvocato Federica Sessa del foro di Varese difendere le ragioni di Palazzo Borghi di fronte al tribunale di Busto Arsizio. La questione, come scritto, riguarda un passato che ritorna. Non c’è solo infatti l’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici di Amsc voluta dall’ex sindaco Edoardo Guenzani, rispetto alla quale l’amministrazione in carica ha chiesto un parere legale, tra le questioni rimaste aperte. Ma anche quella relativa alla Fondazione che, tra il 2006 ed il 2011, ha gestito la rinascita del Teatro Condominio e del Teatro del Popolo. Una gestione che, almeno sul piano economico, si è chiusa con un fallimento. Appena insediato, infatti, Guenzani scoprì un buco da un milione di euro nei conti dell’ente allora presieduto da Mario Lainati. L’allora esecutivo di centrosinistra decide di mettere in liquidazione la Fondazione. E chiese alla Corte dei Conti un parere circa la possibilità di farsi carico dei debiti lasciati aperti dall’ente culturale. La magistratura contabile rispose “picche”, motivando la sua presa di posizione proprio con il fatto che la “1860 Gallarate città” era stata chiusa. Risultato: i dipendenti rimasero a casa, in alcuni casi senza ottenere la liquidazione, molti fornitori non furono pagati. Anche perché nelle casse di via Palestro era rimasto poco o nulla. Come detto, però, uno studio di grafica gallaratese che per anni lavorò con la Fondazione ha deciso di chiamare in causa il Comune. Ovvero di chiedere a un giudice di ritenerlo responsabile di quanto accaduto e di condannarlo a saldare le fatture arretrate. Che, nel caso specifico, ammontano a poco più di 64mila euro, somma alla quale bisognerà aggiungere almeno cinque anni di interessi. Spetterà al Tribunale di Busto Arsizio decidere se Palazzo Borghi dovrà pagare queste fatture. E, se la risposta dovesse essere positiva, chissà che altri creditori non si facciano avanti per rivendicare i soldi che si aspettavano di ricevere dalla Fondazione ma che invece non hanno mai ottenuto. n